La sirenetta. (La bocca della verità.)

 

la puzza di figa.

 

 

                                 Allestimento.

I suonatori si sono disposti formando un arco a qualche metro dalla fontana, ci sono molti strumenti a percussione di vari tipi, una batteria e poi chitarre, mandolini, il basso, un organo, un sassofono tenore ed un contralto, una tromba ed il nerone ancora in piedi col tronco sulle spalle che dondola indeciso.

Uno dice: “Non t’aspettare grandi cose, siamo abituati a suonare le tarantelle per divertirci, nessuno di noi è professionista.”

“Anche per me è la prima volta che organizzo una coreografia, un poeta per essere tale deve comprendere in sé tutte le arti e se fallissi… sarà una sfida, bisogna impostare la musica di base e poi sarà sempre quella in accelerazione progressiva fino a prendere fuoco. Restiamo nella cornice di una bella jurnata di sole, c’è il mare, il vento, il sole, sapete tutti com’è, bisogna dargli la voce calcolando che non c’è onda uguale all’altra. Iniziamo con il ritmo, la batteria farà da metronomo su cui tutti si dovranno regolare, battute da quattro quarti, ogni quarto segnato dal charleston ed un colpo di rullante a fine battuta, sempre lo stesso poi ci vogliono rullatine…come dire, l’onda è andata e ritorno, avanti, poi si sbatte contro lo scoglio e indugia, torna indietro ed altre vengono avanti, bisogna sentirle, ogni strumento sarà un’onda, gli spruzzi, il vento le solletica facendole brezzolare, il volume a livello ed a turni qualcuno suonerà più forte in modo da evidenziare sempre un onda diversa marcata sopra le altre poi c’è il sole…” con la coda dell’occhio vedo il nerone in piedi ciondolare col tronco. Continuo: “Qui si potrebbe usare la voce per disegnare i suoi raggi che si riflettono rimbalzando sulle onde e gli spruzzi, il musicista non è la musica, come esempio si potrebbe usare il metodo di Lionel Hampton quando si lanciava sul vibrafono, emetteva quei suoni addominali con la voce puramente istintivi, una cosa selvaggia, proprio come la natura che dobbiamo rappresentare.”

Il nerone rimane qualche secondo a guardare le parole nell’aria, sorride e si decide. Cala il tronco facendolo scivolare sul petto dalla parte larga, indugia qualche secondo tenendolo sull’inguine come per dire: “Guardate come ce l’ho grosso!” poi lo posa a terra, da una cavità tira fuori delle aste e monta un cavalletto con sostegni di corda, ci sistema lo strumento montandoci una pedaliera regolata sui sonagli e si siede davanti. Sulla parte superiore del tronco ci sono parti tonde e lisce ricoperte di pelle, le percorre con le mazze in successione dai suoni bassi agli alti, al fondo fa tintinnare i sonagli, rintocca battendo su delle lamine poste ai lati e torna nuovamente indietro rullando emettendo un suono di diaframma con la voce, sopisce il suono e ricomincia in crescendo anche con la voce variando la velocità delle rullate, si frange contro lo scoglio…la batteria inizia a marcare i quarti, tutti si mettono in moto, mentre provano passo agli strumenti: “Adesso bisogna dar voce alle onde, chi fa da solista con le chitarre?”

Si fanno avanti due con le chitarre elettriche guardandomi incantati. Me ne faccio dare una e facendo vedere dico: “Il principio è lo stesso, cominciando dalla corda di mi basso si scende al cantino suonando due note a caso per corda e arrivati allo scoglio si indugia svisando sui toni alti a capriccio e si ritorna, prima va avanti uno e poi l’altro, non affaticatevi troppo all’inizio altrimenti al fuoco non avete più le forze per scatenarvi, ogni volta i suoni dovranno variare, non c’è onda uguale all’altra, si può solo improvvisare come fa il mare, di tanto in tanto si deve vedere un gabbiano alzarsi dalle onde, allora continuate le svisatine con gli alti facendolo volare.”

Rendo la chitarra, i due si mettono subito a provare e si aggiungono alle percussioni.

“I fiati faranno il vento, c’è sempre un’andata e ritorno, bisogna scivolare sulle onde, spruzzare con loro, adesso il mare è calmo basteranno delle soffiatine, ci sono anche i sospiri della sirena e quando si alzerà la tempesta bisognerà ululare selvaggi, senza pietà, scatenarsi…”

I fiati iniziano, si alza il vento, le onde scorrono…

“Il basso giocherà con le onde sfumando i toni delle percussioni, le altre chitarre e mandolini d’accompagnamento all’inizio mi limiterei a qualche arpeggio e qualche pennata qua e là, dove vi frulla e poi…metteteci del vostro, fate cantare gli strumenti…l’organo terrà il suono di sottofondo, il movimento sarà dal mare al sole, quando ci sarà l’impennata finale alla luce bisognerà salire progressivamente in accelerazione di dodici semitoni come avviene prima di un’esplosione atomica e poi suonare altissimi nell’ottava successiva, per comodità con le chitarre direi di mantenerci sul fa maggiore così basterà scivolare sui barè. Quando ci saranno le accelerazioni vi farò segno.”

La musica inizia, sul momento si sente un po’ scoordinata ma mentre si affiata passo ai ballerini.

Guappo dice: “Pensavo che scherzassi ma vedo che fai sul serio, qui ci vorrebbe un corpo di ballo di professionisti, noi…”

“Storie, andrete benissimo, è proprio il principio delle tarantolate che dopo il morso si scatenano che bisogna esprimere. All’inizio Caterina starà sullo scoglio languida abbracciata all’amorino di pietra in attesa del poeta, i ballerini si disporranno su due ondate, una va avanti, si frange sullo scoglio e mentre torna indietro va avanti l’altra sui passi di una tarantella normale, allo scoglio gli uomini alzeranno le donne per fare la spuma e queste agiteranno i tamburelli ed i fazzoletti ed ogni volta dovrà essere diverso, quando vi alzano fate dei gridolini goduti come se ve la stessi leccando, sarà la musica più bella.”

Le ballerine esplodono in un boato di risate e strilli assentendo compatte.

“Bene, poi arrivi tu come un aquila, le acque si scompigliano e la tarantella accelera, ti metti a ballare nel mucchio facendo svenire tutte le ballerine che abbracci, la sirena ti vede e scende ed inizia a corteggiarti strusciandosi addosso e qui…” Guardo Caterina e le dico: “Deve essere una cosa animale, dagli delle spallate, fagli vedere che ci sei e che sei la più bella, poi tirati indietro e guarda cosa fa, il poeta non si decide ed allora torni alla carica, cerca di eccitarlo, come fanno le gatte, alza la coda, sventola la gonna, apriti, fagli sentire la puzza di figa.”

Caterina alla parola impallidisce, poi avvampa e grida: “Di quale puzza vai parlando? tu sei un mostro, prima incanti e poi…”

Guappo la interrompe: “Calmati, che ha detto? Hai mai visto come fanno le gatte? È proprio così, è solo una figura, mi piace, che ti ha già morso il ragno? Se ci fai caso è proprio lo spirito della tarantella.”

Caterina lo guarda furente, poi guarda me e dice: “Violentata dalla poesia, ebbene, ho capito, andiamo avanti.”

“A questo punto il poeta viene catturato dal tuo odore e cerca di abbracciarti ma tu non gliela vuoi dare gratis, ti deve meritare, lo devi far soffrire prima ed allora ti tiri indietro e scappi, il tuo odore deve lasciare un filo come fanno i ragni ed il poeta lo segue nel labirinto che gli creerai, sarà come Teseo che segue il filo di Arianna, i ballerini faranno…”

 

onda

 

                                    Esecuzione.

C’era una volta una figa sdraiata col buco spalancato in mezzo a due belle gambe di ballerina, dal buco esce un filo d’odore arrappante che si ramifica tutt’intorno formando una rete, come quella dei pescatori. Arriva un cazzetto volando e si impiglia nelle rete, si dibatte per liberarsi e ne rimane tutto attorcigliato mentre la figa, sbavando di fame, ritira lentamente la rete all’interno.

Dei faretti fissati su delle aste illuminano il palcoscenico, un leggero vento soffia dal mare, il profumo della spuma delle onde si fonde con quelli del villaggio e dei fiori delle colline che stanno intorno scivolando sulla musica, i suonatori ci han preso gusto e si stanno divertendo, le percussioni si frangono contro lo scoglio tintinnando di piatti e sonagli, da lontano si sentono rullatine crescere d’intensità sempre diverse e poi splash! gli assoli delle chitarre si alternano sulle onde, proseguendo sui toni alti un gabbiano si alza in volo e si lancia in picchiate e risalite duettando col vento soffiato in contrappunto dalla tromba, i sassofoni scivolano sulle onde con leggeri soffi di innamorati mentre gli accompagnamenti con pennate accennate anche queste a fantasia sulla tonalità di fa maggiore marcano i quarti battuti dalla batteria, il tutto abbracciato dalla sonorità dell’organo.

Le ondate del balletto si frangono contro lo scoglio, le ballerine sollevate strillano godute agitando sonagli e fazzoletti, qualcuna viene lanciata per aria e scende leggera roteando di spruzzi scintillanti. Caterina seduta sopra lo scoglio guarda lontano il sogno all’orizzonte del mare sospirando, con un braccio cinge l’amorino e forse inavvertitamente con una mano gli accarezza il cazzo di pietra che sembra diventare sempre più duro.

Arriva l’aquila come una cannonata, entra nel balletto scompigliandolo, mentre il ritmo accelera i ballerini si mettono a girare lentamente ondeggiando al passo della tarantella, le acque agitate sollevano spruzzi di ballerine, più in alto intorno allo scoglio. Guappo, piroettando intorno a loro fa strage di cuori abbracciandole dove gli frulla, intorno a lui s’agitano i sonagli e le ballerine toccate cascano languide tra le sue braccia per poi sciogliersi nelle acque quanto le lascia per rimettersi a ballare al passo più in là.

Caterina lo vede, rimane qualche secondo a studiarlo poi scende dallo scoglio ed inizia a ballargli intorno svolazzando la gonna come le ali di una farfalla. Guappo non la nota e continua il suo gioco allora lei si avvicina e sempre girandogli intorno voluttuosa lo struscia e spintona poi si allontana e riprende a scuotere la gonna piroettando sulle punte.

A questo punto si vede un filo invisibile uscirle da sotto la gonna e come un lazo accalappiare alla gola Guappo, questo annusa l’aria e vede Caterina, il ritmo accelera, ora i gabbiani volano più alti, i sonagli tintinnano ovunque, il vento allunga i suoi gemiti in contrappunto e le percussioni rombano scontrandosi tra loro e contro lo scoglio, tutto avviene spontaneamente, ormai sono lanciati, il balletto accelera i passi e la spuma vola sempre più alta, gli strilli delle ballerine argentano i movimenti illuminandoli d’eccitazione come se cavalcassero tori infuriati.

Guappo si getta su Caterina, lei lo respinge e piroettano intorno per studiarsi, più volte lui cerca di prenderla ma lei lo respinge sempre, l’aquila si infuria e tira fuori gli artigli, si getta per ghermirla e lei fugge correndo con la gonna agitata tra le file ondeggianti dei ballerini seguendo un movimento a spirale che dalla circonferenza si avvicina allo scoglio.

Il ritmo accelera, inizia la danza del labirinto, ora sui ritmi le aquile han preso il posto dei gabbiani e girano in tondo ad artigli protesi tutti pronti a ghermire, gli assoli di chitarra si contrappuntano ai fiati agitando le loro ali, le percussioni suonano ad occhi chiusi ormai avvolti completamente dal ritmo della tempesta che si avvicina, si vedono mazze andar su e giù, soffi di voce dal profondo uscir fuori selvaggi, il basso insinuarsi nel gioco col rombo del tuono. Nel villaggio sempre più finestre si sono aperte con minatori neri che guardano increduli, qualcuno grida da lontano con voce tenorile o con sonorità di baritono, i suoni si accordano espandendo le sonorità.

A questo punto siamo ancora al gioco e tutti si divertono, la figura di Teseo che segue il filo di Arianna, il filo continua ad uscire dalla gonna svolazzante di Caterina, i ballerini le ostacolano il cammino ponendosi di fronte, Arianna riesce a sgusciare facilmente dalle loro maglie mentre Teseo trova più difficile, balzi uno di fronte agli altri poi di qui, di là, sempre chiuso, allora si butta di forza, lotte simulate tra strilli e schiamazzi, ci vorrebbero i salti mortali, riesce a passare, perde di vista Arianna, annusa l’aria e ritrova il filo e continua a seguirla a spirale avvicinandosi al centro.

Caterina arriva per prima e incontra il Minotauro. Il ritmo accelera, ormai si sentono solo più dei tum tum ciaf alternati e marcati in successione che danno l’impressione come il suono affiatato di un unico cuore che batte dopo una lunga corsa sempre contenuti nei quattro quarti iniziali mantenuto dalla batteria con rullate vertiginose e gran clangore di piatti, fiati e chitarre nessuno li tiene più e sembrano duellare tra loro in lotte furiose, le pennate dell’accompagnamento al ritmo di una tarantella velocissima, nel villaggio ormai tutte le finestre sono aperte e sembra illuminato a festa, ai tenori e baritoni si aggiunge il gorgheggio di soprani che primo sotto il nero della fuliggine non si distinguevano. Qualcuno canta canzoni napoletane ma nel frastuono generale le voci si fondono ed anche queste non stonano.

Il Minotauro è un ballerino che tiene con le mani due lunghe corna fissate alla fronte, Caterina si ferma, guarda Guappo che si avvicina ed inizia a danzare intorno al Minotauro e quando arriva lo abbraccia. Guappo si blocca con aria delusa, fa qualche passo indietro poi si sfila dal collo il cappio e si getta nella mischia riprendendo ad aggrinfiare ballerine. Intorno a lui le acque si agitano furiose, gran sollevamenti di onde e strilli ecc. L’attenzione lo segue, allora Caterina si sgancia dal Minotauro ma questo la trattiene, le indica Guappo e poi si toglie le corna e gliele mette sulla sua fronte, lei ribatte, le respinge e glieli rimette sulla sua, il gioco si ripete due o tre volte poi lei gli dà uno spintone e lo manda a ruzzolare e si mette ad agitare la gonna smaniosa facendo nuovamente uscire il filo, Guappo lo sente, annusa l’aria e sempre tra mille ostacoli che gli si parano davanti torna da lei.

Inizia la successioni di semitoni della scala cromatica, uno ogni quattro battute da quattro quarti, il tempo per uscire dal labirinto, le percussioni sono solo rullate ed a ogni semitono accelerano, il resto dell’orchestra sembra che stia per prendere fuoco, chitarre e fiati si lanciano in improvvisazioni selvagge che si contrappuntano tra loro crepitando come fiamme, il basso tuona sopra le onde impazzite, gli accompagnamenti certi rullano con le percussioni altri impazzano pennando note ormai puramente a caso, l’organo con una mano segue i semitoni l’altra la fa scorrere sulla tastiera senza ritegno, nel villaggio oltre alle voci tonanti in aumento si vedono accendersi castagnole, girandole e cascate pirotecniche, qua e là qualche petardo che scoppia.

A questo punto l’uscita diventa difficile, tutti i ballerini hanno sentito l’odore di Caterina e impazziscono opponendosi a Guappo, sembra un incontro di rugby all’ultimo sangue però molto aggraziato, la ballerine gelose agitano le gonne piroettando e roteando sguaiate coi capelli come fiamme sollevando altri fili di puzza di figa che avvolgono il balletto in una nebbia fiammeggiante e si oppongono a Caterina, gira di qui e gira di là comunque, allargandosi in tondo sempre a spirale riescono ad uscire.

Salto di ottava, fuoco, l’orchestra ormai ognuno per sé comunque sempre contenuti nei quattro quarti, sono tutti sudati e ansimano urlando con voci spezzate, dal villaggio tenori baritoni e soprani rimbombano a tuono da far invidia al An die freude, da tutte le finestre si vedono precipitare cascate pirotecniche, botti, fuochi artificiali esplodono nel cielo, qualcuno all’esterno fa esplodere candelotti di dinamite, tutte le ninfe e le fate nel giro di centinaia di chilometri accorrono volando sulle loro scope incantante e volteggiando sopra al villaggio si mettono a cantare con la voce della natura, si sente l’uragano, il vento impetuoso, il fragore dell’eruzione dei vulcani, i terremoti, le trombe d’aria e chi più ne ha…

Caterina e Guappo, ormai presi dalla parte si lanciano uno contro l’altro ed inizia la violenza anche se non si capisce chi dei due la fa, si strappano i vestiti di dosso, morsi, schiaffi, strilli e urla selvagge, tutti i ballerini li imitano, le femmine in preda al furor bacchico si avventano sui maschi urlando e morsicandoli, questi rispondono difendendosi come possono, gli abiti stracciati volano per aria ricadendo a terra formando un tappeto multicolore su cui sembra scorrere un fiume di sangue.

Il climax è alle stelle, anche queste iniziano ad esplodere prese dal gioco inondando il villaggio della loro luce. Dal mare iniziano ad allungarsi lunghe lingue di nubi filamentose arrossate dai fuochi artificiali e dalle cascate pirotecniche sprizzando elettricità, il vento si è alzato e soffia a perdifiato sibilando tra i vicoli e sopra i tetti.

Ormai siamo fuori copione, i ballerini pesti e sanguinanti si aggrovigliano in abbracci selvaggi, Guappo è riuscito a mettere sotto Caterina, sono ambedue nudi, lei soffia e strilla come una gatta furiosa, per un attimo torna in sé, con una pietra colpisce Guappo alla testa e scappa via, corre dal nerone che in quel momento anche lui impazzito sta rullando sul suo tronco a più non posso, a schiaffoni lo fa svegliare poi tirandolo per mano corrono fuori dal villaggio.

Guappo si riprende, fa in tempo a vederli uscire dalla strada e ancora barcollante li insegue. Nessuno si è accorto di niente. Il cielo è ormai completamente ricoperto, dopo un lampo ed un tuono furioso che fa tremare ogni cosa inizia a piovere a dirotto calando il sipario.

 

fm (1)

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