L’isola del tesoro. 1 il vulcano.

pozzanghera

Il vulcano.

Siamo al tramonto, il mare è calmo, gli squali sono rimasti al largo come se avessero paura di avvicinarsi, se ne vedono chissà quanti agitare le code nell’acqua e fare un sacco di spruzzi, anche gli uccellacci non si sono avvicinati, volano alti sopra i pescicani e ogni tanto qualcuno si allontana girando intorno all’isola verso il lato opposto.

A parte il rumore della risacca ed un borbottare sommesso del vulcano c’è un silenzio, come dire?… non lo so, proprio non mi viene il paragone. L’isola è circolare, una vaga forma conica, a gradoni, ricorda una torta nuziale, in cima sale a picco verso il cratere, un tubo con la bocca che pare scolpita con la forma di un culo da cui esce una lingua di fumo che sembra pennellare nell’aria liberando nuvolette dalle forme curiose, si vedono pentole, piatti, posate, vassoi, bottiglie, bicchieri, fa quasi pensare a qualcuno che sta preparandosi la tavola per cenare, stanno un po’a volteggiare per aria e poi svaniscono salendo verso il cielo.

Il mare intono all’isolotto e cosparso di scogli, certi levigati dall’acqua altri anneriti e spigolosi e si vedono numerosi rottami di navi più o meno recenti. La spiaggia invece è liscia, sabbiosa, intensamente gialla con riflessi arancioni dovuti ai raggi del sole al tramonto che sembrano turbinarci sopra, sale dolcemente per un centinaio di metri dove incontra il primo gradone, questo ed altri successivi sono ricoperti da una fitta vegetazione, per lo più cespugli ed alberelli dal fogliame verde intenso, quasi luminoso, pieni zeppi di frutti dai più svariati colori, anche il profumo, sto iniziando a sentirlo, dolce e amaro, inebriante, calamitante, a chi ha orecchie anche nel naso dà l’impressione di un canto ammaliatore. Tra gli alberi non si vede traccia di vita e questo mi stupisce, sento quel pizzicore sulla pelle che mi viene quanto intorno c’è qualcosa che non va… i gradoni successivi fino alla cima sono rocciosi, ripidi, si vedono molti luccichii come se fosse cosparsa di specchi o pietre preziose. Reprimo l’impulso di tuffarmi per andare a vedere, la lingua del vulcano proprio adesso ha sbuffato una nuvola che sembra un forno con dentro un maiale che gira allo spiedo, la cosa mi piace poco però mi ha fatto venire fame, tutte quelle acciughe m’hanno messo una sete…quei frutti invitanti…però la sera sta calando rapidamente, si sta facendo buio, meglio aspettare domani.

Per ingannare l’attesa studio la situazione, adesso il troncone è arenato però se il mare s’agitasse potrebbe riportarmi al largo e poi che ne so di maree, meglio premunirsi, prendo una grossa corda raggomitolata sulla prua, la fisso e poi salto su uno scoglio vicino e la lego bene. Tornando a bordo mi accorgo che saltando di scoglio in scoglio si può arrivare alla spiaggia senza toccare l’acqua, cento metri, una corsa…proprio in questo momento il vulcano si mette a brontolare, sembra un lungo rutto a stomaco vuoto…le nuvolette adesso hanno la forma di bocche tutte che sventolano una lunga lingua rivolta verso di me come se leccassero… hmmm, questa cosa mi convince proprio poco, meglio approfittare della luce che resta per organizzarsi a passare la notte.

Rientro nello stanzino delle acciughe per preparare una branda e qui trovo una nuova sorpresa. Il barilotto è aperto e ricordo bene che prima di uscire lo avevo chiuso, inoltre la scatola di gallette è scomparsa e questo è proprio un mistero. Provo a gridare: “C’è qualcuno?” ma nessuno risponde. La stiva è sempre piena degli air bag gonfiati, nell’oscurità m’accorgo che sull’angolo del pavimento c’è un cunicolo che penetra nell’ammasso dei palloni rasentando la parete, provo a guardarci dentro ma non c’è luce e non si vede niente però sul fondo sembra di sentire il rumore di qualcuno che sta sgranocchiando gallette, un suono flebile come un rodere di tarli.

Avessi almeno una pila ma ficcarmi in quel buco al buio proprio non mi va, troppi problemi, solitamente quando è così e non so cosa fare faccio niente, abbranco una manata di acciughe e con la pinta di rum torno sul ponte, trovo un posto comodo per sedermi e mi preparo a passare la notte sveglio, meglio non fidarsi.

Il cielo si è riempito di stelle e stanno tutte ruotando lentamente, piano piano, proprio sulla perpendicolare dell’isola, un’immagine incredibile, lasciano tutte una scia più o meno chiara e nell’insieme sembrano le pale di un elicottero in volo, che idee mi vengono. Il vulcano continua a fumare le sue nuvolette dalla lingua, dal cratere esce un bagliore rossastro che le illumina, forse si è addormentato e sta sognando, si vedono delle ballerine nude piroettare intorno ad un laghetto dove sta nuotando un cigno, poi i vapori si fondono e le ballerine diventano una con le ali del cigno, danza qualche secondo e si divide in altre due più piccole, il cigno riappare e si aggrappa ad una esibendosi in un rapporto sessuale alla pecorina come fanno gli uccelli mentre l’altra si corica, prende la forma di una suora e si allontana…volteggiano qualche minuto e svaniscono verso le stelle. Non so perché mi viene in mente Elena, una rapita da Paride e l’altra che in una variante del mito viene trasferita in Egitto, una suora, una vergine… sembra il sogno di un marito cornuto…

La lingua del vulcano pennella una nuova figura, questa volta si vede una nuvola informe dividersi in due, una diventa un toro maestoso che si mette a scalciare e sbuffare fiamme dalle narici, l’altra un uomo nudo e muscoloso con un grosso cazzo in tiro, usando il cazzo come clava colpisce il toro fra le corna facendolo inginocchiare sulle zampe anteriori poi lo prende da dietro e lo incula, il coito va avanti qualche minuto ondeggiando verso l’alto poi anche questo svanisce. Qui non mi viene in mente niente ma in qualche modo si deve collegare alla prima.

La lingua adesso si è ridotta, con un’ultima pennellata sbuffa la figura di un uccello che non ho mai visto con le ali infocate di bagliori e scintille, anche questo volteggia aereo qualche minuto poi scompare, per il resto della notte sbuffano vaghe figure di cigni in volo ma devo essermi addormentato perché mi sono svegliato ed è già mattina.

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