Il gatto.

Il gatto.

Quella volta m’era venuta l’idea di scrivere una storia su un gatto. In quei giorni vivevo chiuso in una tomba piena di morti che discutevano di bene e di male guardando un film, c’era chi applaudiva gli attori, chi li odiava e insultava, chi… all’inizio avevo provato a dire che era solo un film e gli attori recitavano la loro parte e non si poteva cambiare di una virgola e quindi conveniva stare a guardare come andava a finire ma quelli niente, continuavano con i loro picche e ripicche senza curarsi d’altro.

Il film era diventato noioso e m’ero stufato di guardarlo allora ecco l’idea del gatto. Un autore quando progetta una storia si deve immedesimare in tutti i personaggi ed in questo caso diventa un attore multiplo quindi segue la successione causa effetto degli eventi dopo aver impostato il campo d’azione.

Se dovevo fare il gatto dovevo prima di tutto studiare la sua psicologia, la prima cosa che si vede è che i gatti non parlano e quindi neanche pensano, una cosa animale e questo mi piaceva, anzi mi faceva sentire leggero e con quella leggerezza aspettavo la notte per scrivere la storia.

Doveva essere randagio naturalmente, senza padroni, la cosa aveva l’inconveniente della mancanza di una cuccia sicura ma la risolsi inventando un deposito di materassi abbandonato dentro una soffitta dove stava bello comodo che aveva una finestra con il vetro rotto da dove si poteva uscire per salire sui tetti. Mangiare mangiava, qualche topo, rovistando tra i rifiuti, entrando di soppiatto nelle cucine altrui dalle finestre lasciate aperte e poi mi riservavo altre possibilità seguendo i casi che la storia avrebbe sviluppato.

All’inizio me lo vedevo su un pinnacolo, la notte brillava di stelle mentre dalla strada saliva la musica dei clacson ed il cantare di ubriachi che uscivano dalle taverne, si metteva lì e poi ascoltava i profumi dell’aria, c’erano un sacco di gatte nei dintorni ed ognuno mandava il suo, lui li annusava accuratamente e poi sceglieva quindi si lanciava all’inseguimento fin quando l’acchiappava. Naturalmente c’erano anche altri gatti che facevano concorrenza e avevano su per giù le sue idee quindi i litigi, i graffi, i morsi sotto gli occhi divertiti delle femmine che partecipavano alle contese agitando all’aria le loro gonne con gran sventolio di code in modo che il profumo si sentisse bene.

Poi quando vincitore se la prendeva altri graffi, morsi, soffi rabbiosi, quelle mica gliela davano per niente, doveva farsi valere quindi le afferrava la nuca stretta tra i denti e poi con delicatezza felina le penetrava da dietro ed andava avanti così spesso tutta la notte senza fermarsi mai mentre sul soffitto del cielo le stelle giravano il loro corso e la gatta miagolava incantata…

Questa parte fluiva fino a quando il gatto invecchiava, era tutto sbrindellato ed a far contese con gli altri gatti non se la sentiva più allora se ne stava sul suo pinnacolo tra i tetti a guardare le stelle girare e piano piano si accorgeva che quelle stelle parlavano, naturalmente col linguaggio dei gatti e raccontavano una storia o meglio un’Opera. 

A questo punto bisognava inventare il come farle suonare, argomento trito già dibattuto da chissà quanti poeti, qualcosa d’originale e risolsi il problema immaginando il firmamento che gira intorno alla Stella Polare come un disco dove ogni stella era una puntina che girava sul suo solco e si sentiva una musica spettacolare con il coro ed le danze, ballerine che piroettavano sull’arie dei tromboni, soprani che gorgheggiavano intorno a stagni gracidanti di rane ognuna col suo strumento, violinisti che si lanciavano in assoli zigzaganti sul rullare dei tamburi fin quando all’alba esplodevano tutte in un apoteosi di suoni per salutare il sole che sorgeva.

Poi una notte che brillavano più del solito accelerarono la musica mettendosi a girare tutte velocemente, dalla stella polare venne giù un tubo rotante che si agganciò al pinnacolo e agendo come le pale di un elicottero lo sollevarono tra loro in un lungo volo dove arrivarono…questo ci sto ancora studiando ma prima o poi mi verrà l’idea.

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