La maga Circe.

maga circe

Era una giornata del cazzo, m’annoiavo e quel che seguiva non prometteva altro, non avevo idea di cosa fare allora decisi di uscire per andare all’avventura.

Camminavo sotto i portici di via Po, il giro dei libri, non ce n’era uno che mi interessasse a parte qualcuno che avevo già letto e non mi sembrava il caso di comprare, provai ad adocchiare qualche bel culo di femmina, l’istinto m’attizzava ma sapevo già che quella porta era chiusa allora guardavo le vetrine di un altro tipo quando vidi una cartomante seduta ad un tavolino improvvisato sul marciapiede di fronte ad una gelateria.

Non era particolarmente carina, vestita da zingara con un abito lungo tutto fronzoli, uno scialle sulle spalle a quadri ricamati con figure sbiadite liso dall’uso, un fazzoletto rosso annodato sulla testa ed un grosso naso adunco da strega. Al fianco del tavolo aveva messo un cartello: “Dalla maga Circe, passato presente e futuro, prezzi stracciati.”

Male in arnese non dimostrava età, poteva averne quaranta come sessanta ed anche più, la gente passava, qualcuno la guardava ma nessuno si fermava allora decisi di provare, così, perché non avevo altro da fare. Mi avvicinai e le chiesi: “Vorrei conoscere il futuro, quanto mi costa?”

Lei mi guardò dall’alto in basso e rispose: “Dipende, se ci teniamo sul generale senza spaccare in quattro il capello fa dieci euro, se vuole i particolari sono venti e con l’aggiunta di numeri sicuri per vincere al lotto fa trenta ma con quello che vincerà si rifarà con gli interessi.”

La prima impressione che ebbi fu quella di lasciar perdere ed andarmene invece mi sedetti di fronte a lei e dissi: “Non l’ho mai fatto, sono curioso, prendo il pacco da dieci poi vediamo se è il caso di approfondire.”

Lei tirò fuori da una sacca che teneva sul grembo un mazzo di carte sdrucite e bisunte dall’uso, mentre le mescolava lentamente domandò: “Quanti anni ha?”

“Ho passato i sessanta.”

“Bene, capita a molti, vuole lasciare una bella eredità ai figli?”

“Non sono sposato e non ho figli che si scanneranno per questo.”

“Allora una bella tomba al cimitero, da far invidia a tutti, eh?…”

“Su questo ho già un’idea e non mi serviranno tombe.”

“Ma come, vuole dire che non ha desideri?”

Le domande che faceva erano seccanti ma ormai dovevo stare al gioco e risposi: “Non proprio, semplicemente non guardo oltre l’oggi e di domani me ne frego.”

“Un caso difficile il suo…” continuò lei guardandomi con aria sospettosa, “di solito alla sua età… va be’, ognuno è fatto a modo suo, sentiamo quel che dicono le carte.”

Le aprì a ventaglio e me ne fece scegliere una, tirai fuori un tarocco con la figura di un tipo con un coltellaccio sporco di sangue in mano. La strega la posò sul tavolo e disse: “La carta del salumiere…però…è innamorato di una donna?”

La domanda mi sorprese: “Perché me lo chiede?”

Lei rimase qualche secondo in silenzio a soppesare la risposta e continuò: “Potrebbe essere…questa carta dice che finirà in pancia ad una donna, potrebbe essere già successo.”

“Certo, quando nacqui ne uscì, mi sta prendendo in giro?”

“Non intendevo questo!” ribatté lei piccata, “qui si vede che una donna lo mangerà, nudo e crudo ma il significato potrebbe essere altro, ha molti soldi?”

“Non abbastanza da interessare una donna comunque andiamo avanti.”

Scelsi un’altra carta e venne fuori una mongolfiera, la strega commentò: “La figura del rimbambito, bella carta, l’avrei giurato che sarebbe venuta fuori dal momento che l’ho vista, questo significa che sta molto solo, ha niente da fare, si annoia allora se la prende con questo e con quello per stare su… a volare tra le nuvole, in un mondo dove crede di essere perché quello dove è non le piace. Ha provato ad andare a puttane?”

La strega iniziava ad interessarmi ma quello che aveva detto lo sapevo già e ribattei: “Insomma! Vuole dire che non ho futuro, allora non la debbo pagare.”

Lei fece una risatina stridula e con tono materno disse: “Non sia frettoloso, prenda un’altra carta.”

Venne fuori un cammello con una portantina tra le gobbe nel cui interno di vedeva una luna appesa ad un cordino che dondolava come un pendolo lasciando una scia di lune davanti e dietro tanto che non si capiva dove fosse quella vera. La figura era statica ma sembrava in movimento, la osservai per qualche secondo, aveva un potere ipnotizzante, distolsi lo sguardo e mentre stropicciavo gli occhi lei la pose in mezzo alle altre due e commentò: “Però, dica la verità, lei deve essere stato un gran scopatore da giovane, eh?”

Non riuscivo a vedere il nesso e dissi: “Questo è passato, doveva leggermi il futuro, che centra?”

La strega, sorniona, rispose: “Il pendolo, passato presente e futuro sono un’unica cosa, la storia si ripete, potrebbe essere che presto conoscerà una donna che lo rimbambirà e se lo mangerà vivo, succede a molti della sua età, si guardi dalle giovani, sono tutte puttane.”

Mi fece scegliere un’altra carta, questa volta venne fuori un maiale con le orecchie allungate e legate con due vistosi nodi sopra la testa dove penzolavano con la vaga forma di cazzetti flosci.

La strega fischiò e guardandomi ammirata disse: “Però…l’avrei giurato da quando… lei a letto deve essere proprio un vulcano, quante riesce a farne in una botta?… uno che non si stanca mai, deve avere una fantasia formidabile, chissà quante ne deve avere sfondate e quante ancora ne sfonderà, dovrebbe essere contento ma faccia attenzione, ha visto il pericolo… se le interessa io ne conosco una che…dica la verità, le piacciono i pompini?… li fa da far impazzire, se vuole gliela presento, ci dà anche di culo e tra le tette e davanti nessuna la batte, si troverà benissimo, abita nel mio palazzo, è sempre affamata e quando le dirò quel che ho visto nelle sue carte non chiederà di meglio che andare a letto con lei…”

“Quanto mi verrebbe a costare?”

“Di questo non si preoccupi, sono certa che vi metterete d’accordo.”

Non è da credere che tutto quello che si scrive sia vero comunque mi sentivo strano, quella strega emanava un fluido calamitante e pur che non fosse particolarmente affascinante mi stava incantando. Nel frattempo si era fatta sera, la gente aveva accelerato il passo, correvano, sembravano tanti maiali e grugnivano, sulla strada in ambo i sensi si vedevano cammelli procedere al passo con portantine tra le gobbe piene di donne seminude, truccatissime ed in pose ammiccanti che mi salutavano strillando eccitate.

Accettai, lei senza perdere tempo mi trascinò ad una mongolfiera che aveva posteggiato li vicino, mollò gli ormeggi e iniziammo a salire finchè arrivammo sulla luna dove allunammo in una valle che sembrava scavata nella panna e c’era una casetta tutta bianca dove mi fece entrare.

Iniziammo subito a scopare come matti, dovevo essere proprio rimbambito ma questa storia m’è venuta così e potrebbe voler dire tutt’altro da quello che intende…

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