An die freude.

cavallo

Il fenomeno è uno spazio compreso tra due limiti di tempo, sul modello del cerchio uno è uguale a zero e l’altro può variare secondo i casi, la durata di un clip, di un oggetto, di una vita, di un’epoca storica eccetera.

Lo zero è un nome, ha un segno convenzionale per scriverlo ma non è forma. La forma dello zero non è nome quindi non è zero, dal confronto con la musica si vede che l’ottava è uno spazio compreso tra un do ed un si diesis quindi il do è sempre uguale a zero ed è un nome, nel cerchio lo zero e trecentosessanta gradi coincidono, in musica a coincidere sono il si diesis con il do dell’ottava successiva, quindi la forma del do è il si diesis della scala precedente.

Qui il discorso si complica estendendosi a tutti i fenomeni esistenti, qualsiasi si consideri il principio prende forma da un fatto conclusivo precedente e quindi dal confronto si possono calcolare le probabilità infatti ogni nota dell’ottava dopo il do ripete quelle dell’ottava precedente in una evoluzione verso i toni alti nelle scale ascendenti ed in una involuzione verso i toni bassi nelle scale discendenti.

A questo punto si può probabilizzare l’universale calcolando che la scala discendente prima o poi incontri uno zero assoluto, cioè senza la forma del si diesis oppure…qualcosa che c’era ancora prima dell’origine del mondo ad esempio ed in ogni caso si deve vedere ancora un’ottava dal do al si diesis.

Ogni oggetto in se è un universale perché a sua volta formato da parti ed ognuna di queste parti in sé è universale perché a sua volta formata da parti e si può continuare nel sempre più piccolo, viceversa ogni universale minore è parte di uno maggiore il quale a sua volta è parte di uno ancora maggiore, la sequenza dei bit in byte oppure, seguendo la fenomenologia di Hegel, i popoli, ad esempio l’italiano è parte degli europei che sono parte dei popoli dell’intero pianeta, l’universale maggiore, il si diesis che suona in fondo sulla corale di Beethoven, mentre al contrario si scende di popolo in popolo, fin quando si trova un do che non suona col resto, cioè è solo un nome, il nome è parola, la forma della parola è il linguaggio.

Il canone sviluppa la figura dell’universale, si vede ogni nota che lo compone formata da un povero cristo che fa pena naturalmente con le dovute varianti tonali, viceversa allo zero si vede una merdaccia continuare a spernacchiare: “Leccatemi il culo figli di cani!” e il discorso non quadra, ci deve essere qualcosa che non funziona…

scatola

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