La sibilla (quinta figura)

castello

Uno non sa quel che l’altro vuol sapere e tutti gli altri sanno già.

Il segreto di pulcinella, quanti ce ne sono? un vaso specchio, un nome forma cioè singolare e plurale contemporaneamente, pendolo apparente che gioca a tennis su un campo di Wimbledon, uno non è ne l’altro ne gli altri, checcazzo mi credo di essere, tutti quei libri? Merdaccia, gioco di fino, i cani potrebbero rifiutarmi in tal caso basta girare il significato della parola e tutta fila liscio come olio.

Forma non accertata dall’esperienza quindi innominabile se non con un giudizio a priori, convenzionale, questi si sprecano, ce ne sono a non finire e nemmeno uno che mi piaccia. Restiamo nel nulla, a caso, come viene, di fronte, cioè sulla pagina dove scorre il clip, quello che vuol sapere, il curioso, la spia in incognito, la sonda nel linguaggio e poi tutti gli altri cioè il manicomio.

Una figura tramandata dal passato, un dibbuk direbbe Singer, che si è impossessato di un’ allegra comare  inglese all’apparenza molto altolocata, la figura si allarga, non è che ingrassi ma si ripete, un’eco che ridonda sull’intero pianeta e che comunque, a prescindere dai significati che esprime cioè il manicomio e quindi la chiesa inglese super puritana, è collocata con perfezione assoluta, da perderci la testa.

“Avevo un maialino che si chiamava Sorry, un regalo, veniva dalla Cina.”

“Che cosa ci facevi?”

“Che domande…me la facevo leccare, aveva una lingua rasposa, me la scarnava tutte le volte, mi faceva uscire tutto quello che c’era, un parto continuo, godevo come una pazza…”

Il peso del nome che dà forma alla bara: “Vecchia come sei non ti vergogni a dire queste cose?”

L’occhio ragnetto sull’ombelico del mondo ha un sussulto, si mette a ridere sguaiatamente, colpi di tosse a non finire, prima che soffochi do un colpetto al vaso, la sibilla si riprende e risponde: “Di quale vecchia vai parlando? Io sono giovane, io sono la madre di dio, l’ho avuto da lui!”

“Lui chi?”

“Che domanda, lui, il maiale, Sorry…”

“Vuoi dire che oltre a leccartela ti faceva anche…”

Altro scoppio di risate, si calma e continua: “Cosa dici, lui, lo avevano castrato da piccolo, era così carino, aveva un musino…”

“E come lo hai fatto il figlio allora?”

“Me lo ha portato lo spirito santo, figlio di dio garantito al cento per cento, solo che…poverino, lui, non è fortunato, ecco! Mi fa stare sempre in pena…”

Il vaso, una mazza e ribatto: “Non capisco, in tal caso che c’entra Sorry?”

La voce si fa fievole ed aspra, come se uscisse dalla bocca di una medium in trance: “Tu non sai, lui è morto ormai da tanti anni ma… solo mura intorno a me, spoglie lurida mura… viene o trovarmi tutte le notti nei sogni e… lui mi ha detto di essere dio e che era venuto da me per provarmi, lui è il mio sposo divino e quando morirò…torneremo insieme…ma non posso morire, vorrei tanto ma non posso, lui non vuole, dice che non posso lasciare il suo santissimo figlio in questo mondo di bruti altrimenti quell’altro, l’impostore, il diavolo lo ucciderà!”

Flemma inglese, a aplomb perfetto: “Chi sarebbe questo impostore?”

Altra risata isterica, singhiozzi, tosse eccetera con pianto dirotto finale poi continua, aspra, carica d’odio: “Lui è Giuda, lo deve tradire ma non lo permetterò, tu non sai quanto mi ha fatta soffrire, lui mi ha tradita…a me, la madonna, io…quanto ho sofferto…”

“Prima o dopo il maiale?”

“Che domanda, prima, se lo avessi conosciuto dopo non l’avrei neanche guardato in faccia.”

“Che cosa ci facevi con quello?”

“Oh!…questo non te lo dico, scoprilo da solo…”

“Devi essere una romanticona, quante volte hai letto “L’amante di lady Chatterly”… era più bravo di Sorry?”

Silenzio. Il vaso tace, probabilità adattata, l’abito pietrificato di una regina, chissà chi ed in quale antichissimo passato lo vestì la prima volta, patchwork della tela di Aracne, lunga catena aggiornata al presente da un fragile gambo che sostiene un peso ormai impossibile da reggere… che succederebbe altrimenti?…fuori dalla finestra si vedono i cortili del palazzo che si stanno riempiendo di merda, livelli uno sopra l’altro, le mura traboccano, qua e la si aprono crepe, si sentono sordi scricchiolii, quando torneranno coi cani…

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