Il cimitero degli elefanti.

cimitero degli elefanti

cim el

Istrice a pelo ritto stavo attraversando un periodo difficile e siccome conoscevo solo quelli la cosa mi annoiava a morte, la sensazione del cibo quando scende giù dall’intestino e arriva in prossimità del culo, tutte le energie succhiate, una cosa del genere.

Ragionavo sul concetto di “uscire”, lo si poteva applicare ad una infinità di occasioni quando mi addormentai e iniziai subito a sognare. Ero in un vecchio castello inglese dentro un salone pieno di cianfrusaglie che sarebbe troppo lungo descrivere, fuori era notte, il vento sibilava tra le fessure degli scuri e si sentiva il brontolare di tuoni in avvicinamento.

Il salone era rischiarato dal fuoco che ardeva crepitando in un grande caminetto a muro, si vedevano le scintille rincorrersi veloci tra il fumo su per la cappa e i loro riflessi sulle pareti ricoperte di ritratti e panoplie nobiliari.

I rintocchi lenti e gravi di una campana risuonarono all’improvviso, rimbalzarono tra le pareti infiammate, si sentiva una musica di frecce scoccate dall’arco, lo stacco della corda e poi i toc! toc! toc! dei bersagli colpiti, grida di cerve ferite, sangue, profumo di caccia, di grandi arrosti, sbavavo dalla fame quando vidi una servetta graziosa vestita con un tubino rosso aderente corto con due belle gambe fasciate da calze nere e giarrettiera, tacchi a spillo ed una cuffietta bianca che galleggiava su una cascata di capelli biondi. In mano aveva un piumino, stava spolverando una statuetta di Amore con l’arco teso e la freccia incoccata e nel mentre canticchiava.

Ero seduto ad un grande tavolo di mogano coi lati scolpiti di figure di leoni a fauci spalancate e stavo scrivendo a macchina incantato dai movimenti del suo culo che ondulava seguendo gli sbattimenti del piumino quando si girò e mi guardò ridendo. L’inconfondibile viso di Diana Spencer, dimostrava sui diciotto anni e sprizzava verve da tutti i pori mentre gli occhi brillavano.

Aplomb, nei sogni si sa le cose come vanno, quindi le dissi: “Diana, per fortuna non ti ho sorpresa al bagno, credevo fossi morta, che ci fai qui?”

“Sciocchino…” rispose con voce eccitata, “Chi non nasce non muore, ho cancellato il mio compleanno e tutto quel che seguiva e guarda il risultato, ti piaccio?”

“Uno schianto!” esclamai a zampillo.

Mi strofinò il piumino sul naso poi si avvicinò per mordermi sul collo e nel farlo palpò con le labbra accese dal rossetto, poi chiese: “Che cosa stai scrivendo?”

“Non lo vedi, questa storia.”

“Mi sembrava, vuoi che ti aiuti?”

“A far che?”

Miagolò sottovoce poi con mosse feline scivolò sotto il tavolo, mi sbottonò la patta lo tirò fuori ed iniziò subito a succhiarlo. Una bocca da urlo, me lo sentivo avvolto in una tromba marina che s’alzava alle stelle polverizzando ogni cosa, dopo aver scorrazzato in lungo ed in largo per tutti gli oceani feci una sborrata che esplose l’universo!

Si alzò leccandosi le labbra, si sedette in braccio e mi sussurrò con parole infocate: “Che ti credevi?”

Ero preso dal fuoco, i mie abiti si misero a bruciare e si attaccarono ai suoi, le fiamme s’alzavano pennellando il soffitto e ricadevano in una pioggia arroventata, ci ritrovammo nudi ed avvolti in quel fuoco la sbattei sul tavolo e per un po’ ci rispondemmo a ruggiti, la mordevo da tutte le parti e lei affondava le unghie a sangue, montagne si sbriciolavano franando come fiumi tumultuosi verso un mare che esplodeva allagando l’universo… ad un certo punto me la trovai alla pecorina sul tavolo al posto della macchina da scrivere, le tenevo i lombi tra le mani e le stavo leccando il culo, morbido, delicato, polposo, con la lingua raccoglievo l’acqua dalla vagina sbrodolante poi la portavo su mentre il mulino girava, cercavo di infilarla nella fessura che si schiudeva, una lingua appuntita, una freccia, aperto il profumo volava con le parole, venne fuori una caghetta liquida, dolce e salata, molto saporita e leccavo leccavo ed intanto inghiottivo mentre lei urlava e la notte si apriva.

Mi svegliai anzi, mi sono appena svegliato, nel solito letto, la stanza piena di note musicali che volteggiano allegre come bolle di sapone ed esplodono a ritmo tutte ridendo in modo grazioso fra spruzzi di fresca saliva, giusto in tempo per salire sulla groppa di un elefante che aspetta fuori casa, forse un richiamo, un istinto, ci avviamo verso l’orizzonte che si allarga ai nostri occhi senza parole.

Animazione1

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