Capra e cavoli.

capra e cavoli

capra e cavoli

Per la logica pura il nome non è forma, il vero non è falso quindi la forma del vero è il falso.

Un calcolo dialettico di non facile interpretazione, dalla figura si vede che il vero è solo un nome, inoltre il nome è singolare, il nome non è forma quindi la forma è plurale, cioè più di uno, come dire le cose sono tutte false, ne nomino una vera e non è falsa, significa che non è più forma, è diventata nome, quindi il vero sta solo nella nominazione cioè nel linguaggio.

Per la logica nominalista il nome è forma, quindi il vero è falso che si può leggere anche il falso è vero.

In questo caso il vero come il falso non esce dalla forma ne tantomeno dal nome, la differenza è sottile, per intendersi segue la logica di Kant, “falso è vero” è un giudizio a priori, questo significa che in un dato periodo non compreso nell’esperienza si è deciso che il falso è vero, quindi una convenzione che poi venne tramandata.

L’etichetta appiccicata, su questa logica se si nomina falso il vero automaticamente il vero è falso e a quanto pare la cosa funziona.

Giudicare non è lavoro per filosofi, matematica pura, le logiche vanno prese ambedue in considerazione perché sul punto finale del fenomeno, siccome la forma non è nome, lo spazio non è limite, la forma diventa nome, in questo caso limite. Questo significa che lo spazio è un insieme di punti falsi limitato da due punti veri, uno uguale a zero ed uno finale nominato vero. Esempio potrebbe essere quando si inizia una ricerca da zero e la si completa con la nominazione, Aristotele stabiliva la sostanza, cioè l’oggetto catalogato nell’enciclopedia della forma nominata, esempio la formica è un insetto perché la forma dell’insetto ha tre parti del corpo e sei zampe come la formica.

La differenza tra vero è falso è sempre convenzionale, a stabilirla è la ragione del più forte, se ci si mette tutti d’accordo a chiamare un gatto cane il gatto diventa cane pur rimanendo gatto e questo crea un sacco di equivoci.

L’argomento è alquanto ostico, l’equivoco si basa su una cattiva interpretazione del termine “non essere”. Per convenzione si intende il non essere come nulla, ed invece, come si vede dalla figura appena tracciata, il non essere è tutto. La sintassi filosofica è simile a quella informatica, il nome non è forma, l’essere non è non essere quindi la forma dell’essere è non essere, cioè la forma del nome non è un nome; il nome è singolare la forma è plurale quindi tutto.

Il tema è già trattato, come dire, dato per tutto il codice di arredamento di una stanza, nominata la sedia, tutto ciò che non è sedia è un non essere della sedia. Come si vede il divano, il tavolo, il letto eccetera sono non essere sedia e non si può dire che siano nulla.

Siccome il non essere è tutto intendere il non essere come nulla intende che il tutto è nulla, automaticamente il nulla diventa tutto, la realtà trascende in un sogno almeno fin quando non arriva qualcuno a pestare i calli, allora ritorna al suo posto.

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