La scala stregata. (seconda figura)

teschio aperto2

Il talento a puttane.

La libertà dopo quella scala, Dùcento l’aveva sognata tanto e adesso che ce l’ha lì a portata di mano non sa se essere contento o meno, non è ancora rincoglionito al punto da non saper distinguere tra realtà e finzione, una cosa sono i sogni ma com’è veramente che ne sa lui? Quando mai l’ha conosciuta questa libertà anche solo per un attimo, sempre circondato di muri, catene e palle al piede com’era? uccello

Notte insonne senza sogni, la campana del carcere rintocca le ore, singhiozzi e russare dalle celle vicine, una civetta strilla nell’oscurità ma lui non sente, la scala non appare, prova a fare progetti ma che progetti può fare, quasi l’avessero condannato a morte, toh la libertà e un colpo in testa, l’oblio, il nulla, all’alba riesce a chiudere gli occhi, si appisola e subito i carnefici battono alla porta, è arrivata l’ora.

Giro d’uffici a firmare carte, nel corridoio tutti gli battono pacche festose, “Ehilà Dùcento, sei libero finalmente… beato te… così te ne vai…” parole che non dicono nulla, cosa c’è dopo? la porta del carcere si sta aprendo, l’uscita… nello spogliatoio gli rendono il vestito che aveva all’arresto, quanti anni sono passati? Un paio di jeans sdruciti ed una camicia, gli stanno stretti, poi una scatola chiusa con uno spago.

“Questa cos’è?” chiede Dùcento.

“Il tuo talento.” rispondono gli aguzzini.

“Il mio talento? Proprio non ricordo, siete sicuri che sia mio, com’è fatto?”

uccelloQuelli ridono e l’accompagnano all’uscita, uno gli dice: “Con quello vedrai che troverai il modo di cavartela, non lo sprecare tutto in una volta.” Scoppia ancora a ridere ed alla porta un calcio in culo e via.

Mezzogiorno, sulla strada gente che cammina seguita dalla propria ombra, macchine che passano rombando, le case della città, le finestre, i tetti, il cielo lattiginoso con un piccione che vola allontanandosi verso la periferia, con tutte quelle cose da fare non ha ancora mangiato nulla, sente un certo appetito, a quest’ora il refettorio del carcere si sta popolando senza di lui, attimo di smarrimento, si volta e grida: “Non sono pronto alla libertà, datemi ancora qualche giorno!” ma la porta non c’è più, il tempo passato, indietro non si torna allora avanti, si incammina per il marciapiede facendo dondolare il pacchetto col talento.

Un mondo nuovo che si apre, un volo fuori dalla finestra, al cibo non pensa, cerca di guidare i passi verso quello che ha sempre sognato ed arriva su una strada piena di puttane. Dùcento le guarda, una cosa sono i sogni una cosa la realtà, in carne ed ossa fanno tutta un’altra impressione, non sa come comportarsi, saltare addosso ad una e farsela così senza complimenti non gli sembra il caso, quelle fiutano il pollo e lo invitano scosciando e porgendo tette: “Vuoi scopare? un pompino da farti scoppiare, vieni qui che ti succhio il midollo…” lui si avvicina ad una belloccia e timidamente le chiede: “Vuoi venire a letto con me?”

Quella risponde: “Certamente che voglio, fa cinquanta euro.” uccello

A questo non aveva pensato, le dice: “Non ho un soldo.”

“Allora vatti a far fottere da un’altra parte!”

“Aspetta!” esclama Dùcento mostrando il pacchetto, “Ho il mio talento, ti posso pagare con questo.”

“Che cos’è il talento?”

“Non lo so, adesso guardo.”

Slega lo spago ed apre la scatola, dentro non c’è nulla, vuoto totale.

“Mi sembrava troppo leggero per essere vero, m’hanno fatto uno scherzo.” mormora tra sé, poi con prontezza di spirito dice:  “Non c’è perché non si vede ma se andiamo a letto te lo faccio toccare.”

scalaQuella lo guarda con occhi indignati, intanto altre si sono avvicinate ed hanno sentito, alcune ridono, la sua invece lo insulta: “Che mi stai a prendere per il culo adesso? Credi che stia qui a divertirmi? Vattene in malora te e ed il tuo talento che non ho tempo da perdere con gli stronzi!”

Agitazione, Dùcento mogio mogio si allontana, girato l’angolo guarda ancora dentro il pacchetto vuoto, è proprio vuoto, fa il gesto di buttarlo in un cassonetto d’immondizia ma si trattiene, nell’abisso dei suoi ricordi ha visto accendersi una pallida luce, richiude la scatola con lo spago e riprende a camminare, avanti, sempre avanti, esce dalla città, per la campagna, cani che abbaiano, filo spinato, vietato l’ingresso, ad ogni casa gli sembra di vedere la porta del carcere da cui è uscito, indietro non si torna, “Mi hanno liberato!” dice, “ma forse sono ancora dentro, dev’essere uno scherzo, come nel pacchetto non si vede, dov’è questa libertà?”

S’è fatta sera, la strada un tappeto di foglie e dai rami degli alberi continuano a piovere fruscianti di vento, il sentiero è entrato in un bosco, il passo cammina, di fronte un altro muro, l’incognita di dove passare la notte e mentre il cielo inizia ad accendersi di stelle ecco comparire la scala. 021

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