Euridice all’inferno. (fig.10)

3 moo  (2)

Le comiche, parole allegre, ah ah ah, perché no? anche noi parole possiamo ridere o piangere come fanno i burattini, dipende dall’umore di chi scrive, pesante o leggero, meglio leggero, noi parole amiamo volare senza pesi e zavorre inutili, libere da pregiudizi e denti doloranti che giocano con la lingua…

Questa è una figura incredibile, bisogna rispolverare la citrullaggine dei bambini, boccaloni che credono a tutte le storie che vengono raccontate, l’immaginazione, soprattutto negli artisti che ne sono dotati, a volta gioca degli scherzi che non si sa come dire.

torino Facce che si incontrano per strada, il resto è coperto dai vestiti, quel che si vede rispecchia le costellazioni stampate nel cielo del mito, la testa di Orfeo risparmiata al banchetto delle donne di Tracia rotola solitaria per il mondo, il poeta barbuto che parla alle bestie, la lira donata dal demonio in cambio dell’anima gli permette di far vivere le cose inanimate, pietre che parlano, foreste che cantano nelle notti di luna piena, fate e folletti amoreggiano danzando alla sua musica in pittoresche spelonche alla luce delle lucciole, da cose del genere ecco saltare fuori l’idea.

Fare patti col diavolo è rischioso, prima o poi bisogna saldare il debito, la cambiale ha una scadenza che non si può rimandare e quando arriva arriva.

Quella notte ero a letto con una, una tipa interessante. Sia ben chiaro, il soggetto di ero a letto non è l’autore che scrive che pesa circa settanta chili e non a caso si è rasato bene la barba prima di scrivere, togliamolo dalle parole, ah… leggerezza, volare.

L’avevo conosciuta nel pomeriggio mentre passeggiavo nel bosco, in quel punto la vegetazione era fitta e non penetrava luce, lei stava sul ramo di un grosso albero rinsecchito ed annerito da un fulmine, aveva una corda al collo e stava per impiccarsi, un attimo ancora e si sarebbe buttata giù.

Angolo con squarcoVista così, spettinata, sciatta, senza età, vestita in abiti maschili, sembrava una barbona di quelle che dormono sotto i ponti, la prima impressione fu di non impicciarmi ma lei ormai mi aveva visto e disse con voce determinata: “Lasciami fare, voglio morire, sono stufa di vivere, non ce la faccio più.”

Per nulla interessato risposi: “Fai, non sono affari miei, se non vuoi che guardo mi sposto.”

Lei replicò: “No no, stai pure, che mi frega, tanto…per dove devo andare…”

Nell’oscurità non si sentiva alcun suono, nell’aria non c’erano odori, una scena piatta, rimase qualche secondo a barcollare sul ramo, fece per buttarsi poi frenò di colpo, si tolse la corda dal collo con un gesto stizzito e disse: “Eh no! Accidenti, hai rotto l’incanto, ero così presa, volevo…cosa volevo? Non lo ricordo più, dove siamo, cos’è questo posto?”

Evidentemente aveva qualche rotella che non girava nel verso giusto, la guardai scendere dall’albero preoccupato, l’esperienza consigliava di non fidarsi, le donne quando vogliono abbordare uno ne fanno di quelle che… come i ragni circondano lo sventurato con una rete di storie inventate e menzogne avviluppandolo senza speranza e poi tirano fuori il pungiglione, poteva essere un trucco, quindi decisi di tenere le distanze.

Scesa a terra arrotolò la corda e la mise in una borsa, sembrava una pescatrice che ritirava l’esca e posava il suo pesce nella cesta, poi venne vicino. Non profumava di rose comunque si cominciava a sentire un odore e la scena si animava, il vento prese a frusciare tra le foglie e qualche raggio di sole fece capolino tra i rami.

Euridice fece un urlo disperato e si buttò, la corda si tese con violenza, nel silenzio si udì chiaro il crac! dell’osso che si rompeva, il corpo si irrigidì ed iniziò a contorcersi con scatti convulsi, una danza macabra senza musica…

Mi guardò con occhi crucciati e chiese con aria sfottente: “Beh, non dici niente?”

“Che dovrei dire?”

“Beh…insomma! Non vedi? Sono io! Hai appena svegliato la bella addormentata nel bosco, che dormita ho fatto, adesso… che facciamo? Stando alla prassi dovresti almeno invitarmi a cena e poi…”

La guardai, lo sciattume era in parte sbiadito, dagli abiti sgualciti traspariva un corpo sostanzioso e invitante, i seni premevano tesi sotto la camicia stazzonata, due grossi capezzoli sporgevano prepotenti, occhi imperiosi guardavano il fato compiersi… il viso pallido ed imbronciato era incorniciato da una selva di riccioli biondo ramati, i lineamenti aguzzi, le labbra grandi con tracce di antichi rossetti, non era poi malaccio, senza darmi tempo di rispondere mi prese a braccetto e così ci incamminammo per il sentiero.

                                                                                                                                                                                                                                                                                          continua…

ora stellare

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