Il ficcanaso. (f 13)

ficcanaso

Capita a volte di provare la sensazione del deja vu, è presente e passato nello stesso tempo, come un vestito che copre, rivivere il ricordo al presente, qualcosa del genere.

L’Arte butta le figure, il seme attecchisce e inizia a crescere, si sviluppa la storia, come al cinema si guarda, cose da matti ma in un manicomio ci sarebbe da stupirsi del contrario.

Ogni fenomeno è un universale che cresce, questo sta tappato sotto terra, è pressato da tutte le parti, sfrigolio diabolico, ah!…accendere la miccia, esplodere, tutto all’aria, l’intero universo, fantasmagoria di colori, lentamente il big ben si ricompone, ogni cosa torna a girare, i fiori profumano l’aria, le api indaffarate, gli uccelli che volano, nella giungla la tigre ha sentito profumo di figa, un odorino delizioso, si lecca i baffi ed inizia la caccia.

L’abito di una mummia morta da millenni, una mummia è come una matassa, per sbrogliarla bisogna prima di tutto trovare il bandolo, la figura si può vedere anche come una caramella, tanto per sdrammatizzare ma comunque la si veda è qualcosa che va sfasciato per vedere cosa c’è dentro, una sorpresa.

Il limbo è chiuso serrato, un ghetto cintato da tutte le parti di rovi e filo spinato, solo la porta è aperta ma un aperto chiuso, come dire, non entrerebbe nessuno…

Il diavolo sorride allegro sprizzando buon umore dalle ali sempre in movimento, sembra proprio di vedere me da bambino, fastidioso e stuzzicante, dice: “Per uscire dobbiamo passare da lì, non c’è altro modo.”

“Che aspettiamo?” gli chiedo con aria complice.

“Non è facile come sembra, dobbiamo studiare un piano.” Risponde lui sogghignando.

“Ebbene, sfasciamo tutto e via!”

“Dici bene ma cosa sfasciamo?… qui siamo solo parole che si muovono su un foglio.”

Rimescolamento, l’embrione cresce, gli zingari si sono serrati dentro chiusi in tane inaccessibili, il diavolo dice: “Sono sotterrati dalla vergogna, deve ripetere le figure quindi è un cimitero, sono tutti morti, dobbiamo catturarne uno per vedere come è fatto.”

“Hai già un piano?”

“Non è difficile, guarda…”

Per incanto tira fuori una fisarmonica e si mette a suonare un valzer allegro molto ritmato. Da una delle tombe, scricchiolando le ossa, salta fuori una zingara, una qualsiasi come campione statistico, si mette subito a ballare e come attirata esce dal limbo e ci viene davanti. Il diavolo smette di suonare e la zingara si immobilizza. Iniziamo a studiarla, al posto della testa ha una televisione che non a caso trasmette canzonette, partite di calcio e urla strazianti in continuazione, il diavolo gira una manopola e la scena cambia, improvvisamente torniamo indietro di miliaia di anni, si vede un teatro, potrebbe essere in Germania ma la ridondanza della figura probabilizza che sia avvenuto anche altrove ed in diversi periodi storici, all’interno c’è un corpo di ballo, ballerine e ballerini, i ballerini tutti ricchioni, che stanno discutendo, data la lontananza nel tempo non si capisce bene quello che dicono, si può andare per forse…pare comunque che abbiano arrestato il poeta della compagnia, il motivo non si sa, la città è nel caos, gli uomini validi sono tutti partiti per la guerra e non c’è nessuno a difenderla, pare che un esercito sconosciuto stia arrivando e nelle strade scoppiano disordini ovunque per la ribellione di…la figura è confusa, sembrano altri accampamenti di zingari, forse schiavi o prigionieri tenuti per i lavori pesanti.

Come va la discussione non si capisce, ad un certo punto le porte del teatro si sfondano ed entra una torma urlante di scimmioni seminudi, i ballerini sono presi e portati via, segue un silenzio di millenni…

La scena cambia ancora, su un colle vicino alla città invasa si vede una casetta immersa nella notte, c’è una finestra illuminata, dentro c’è l’autore che sta scrivendo questa storia…

La testa della zingara non trasmette altro, si corica a terra, tira su la lunga gonna e allarga le gambe, la figa una grotta oscura di carne, una gola, sul fondo buio si sente il ticchettio dei tasti della macchina da scrivere…

Il diavolo mi guarda ammiccando, gli occhi azzurri splendono ironici, i capelli ricciuti una fontana di fuoco, chiede: “Hai capito?”

Nel canone i significati espressi dalle figure possono non aver nulla a che fare con quello che è scritto, comunque rispondo: “Certo che ho capito, non è qui che sta succedendo ma nella realtà… però la figura è incompleta quindi… che ci sto a fare tra queste parole?”

Ed è così che Dùcento, il personaggio, rientra nell’autore che lo aveva creato, questo smette di scrivere e torna a vivere…

autoritratto

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