Odio e psiche. (fig. 2)

 

salotto

Per non fare come quello che si stupisce che le bestie sono bestie

guardo le onde del mare frangersi vane

cariche di immondizie e lordume

contro lo scoglio della ragione umana…

                                                                                                                                                                                                                    (dalle memorie di san Giocondo.)

 

Una villetta nella zona alta della città, lusso standard come se ne vedono miliaia, arredamento misto di vecchio e moderno, quadri anonimi alle pareti, grandi tappeti, sontuosi lampadari, salone con divano poltrone e tavolino di cristallo con qualche pezzo di argenteria ecc.

Mi fa accomodare sul divano, apre una scatola di dolcetti e chiede: “Preferisci il te o il caffè?”

Il senso di vuoto, non è facile da descrivere, con una bella donna le cose andrebbero in un modo, con una vecchia befana non possono andare che così, schiarisco la voce e rispondo: “L’autore che scrive non ha voglia di sprecare parole e preferirebbe andare subito al sodo, quando intendi fare la seduta?”

Lei mi guarda accigliata e con aria di sfida ribatte: “Vuoi farla subito, perché no? prima ci togliamo il chiodo meglio è, è quasi sera se hai pazienza di aspettare vado a prepararmi.”

Esce dal salone lasciando dietro sé una scia d’odore di naftalina, l’idea di qualcosa chiuso dentro un armadio di ricordi negati a conservarsi con un retrogusto di zoo, odore animale, stallatico con la paglia sparsa sul pavimento e le cacche schiacciate da un continuo rotolamento di non si sa cosa.

Dall’esterno di tanto in tanto si sente una macchina transitare sulla strada, le finestre sono chiuse e l’ambiente giace nella penombra, m’appisolo alla musica di un organo invisibile che riverbera tra le navate della chiesa un requiem al passato.

Riaperti gli occhi me la trovo davanti vestita in un accappatoio di spugna bianco corto sopra le ginocchia, le gambe magre ed ossute dalla pelle dura cosparsa di rughe e lunghe tubazioni di vene varicose, i piedi scalzi, i capelli bianchi avvolti da una retina a cupola sul viso grinzoso, gli occhi persi nella parte da interpretare. Con tono spiccio dice: “Sono pronta, seguimi…”

Un lungo corridoio con solo una porta in fondo, mentre lo percorriamo continua: “Solitamente le sedute che faccio vanno così, cado in trance e lo spirito parla attraverso il mio corpo solo che…pagano fior di quattrini per assistere… lo spirito non parla dalla bocca ma da un’altra parte…”

“Quale parte?” le chiedo.

Lei ridacchia sotto la fine peluria sulle labbra e risponde: “Non avere fretta, lo vedrai da te.”

Entriamo in una stanza spaziosa, circolare, le pareti ricoperte da drappi color porpora senza finestre, al centro c’è un lettino con un materasso ricoperto da una tela di plastica disposto in verticale di fronte ad un semicerchio di poltroncine, sopra il lettino pende dal soffitto una grande lampada tipo quelle da sala operatoria che lo illumina vividamente, l’idea di un teatro con il letto come unico palcoscenico.

Mi fa sedere sulla poltroncina centrale e dice: “Cominciamo, ho bisogno di qualche minuto per preparare la trance, guarda ma non dire una parola poi quando verrà lo spirito potrai parlare con lui liberamente.”

Sale sul lettino e si sistema seduta con le gambe incrociate, chiude gli occhi ed inizia a fremere con il corpo, il fremito aumenta, sotto l’accappatoio è completamente nuda.

                                                                                                                                                                                                                                                                                          continua

passeggiata

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