Con le spalle al muro.

maschere

Perepeee perepeee perepè, tromba di qui, tromba di là, che pizza!

Era una notte di non tanto tempo fa, potrebbe anche essere adesso, l’autore andava su è giù per la stanza annoiato a morte, un gas letale, valutate tutte le probabilità che non poteva fare si mise alla macchina da scrivere, idee non ne aveva allora mi tirò fuori dalla scatola delle parole e mi mandò a passeggiare al Valentino con la macchina fotografica a cercarne una.

Era un pomeriggio invernale freddo ed umido poco dopo l’una, l’aria vicino agli alberi odorava di piscio di cane e dai cassonetti dell’immondizia si sentiva odore di cacca, le panchine erano tutte occupate da zombie neri robusti e ben pasciuti simili più a soldati in libera uscita che a poveri profughi seduti a gambe aperte e cazzi ritti che ammiccavano guardando verso le mogli dei bischeri che sfilavano sul viale spingendo i passeggini.

La scena era comica, cercai qualche inquadratura da fotografare ma non ce n’erano, le donne per quanto ben vestite apparivano sciatte, tutte uguali, sbirciavano di sottecchi verso i “pacchi” robusti degli zombie neri e camminavano tenendo il busto ritto… m’immaginavo i mariti, l’ideale del piccolo borghese cretino alla William e Kate che si elevano sui poveri, una vita così l’autore non avrebbe mai potuto farla e non li invidiava. Anni passati a farsi seghe lo hanno un po’ rimbambito in proposito, dei tempi che filava ricorda le gelosie sanguinose, le violenze e poco altro, non che sia male, un effetto, la medicina e la psicologia considerano e curano gli individui come se fossero tutti maiali invece ogni tipologia umana presenta caratteristiche diverse ed è accertato dall’esperienza che pecore e capre si comportano in un modo, tigri e leoni in un altro.

La gelosia anche, nell’indottrinamento infantile i bambini idealizzano la madonna vergine e le bambine il marito crocefisso quindi trova del tutto naturale che quelle che non sono riuscite a crocefiggerlo come volevano abbiano visto la loro bambola infranta e si lamentino delle sue violenze…

In proposito a lui piacerebbe cambiarne una al giorno, come frulla, l’idea che si può andare con miliardi di donne o di uomini amando sempre ed esclusivamente solo se stessi, idea naturalmente da estendere all’universale, questa sarebbe l’unica probabilità libera da ogni ipocrisia inoltre eviterebbe di dare spiegazioni che sarebbero comunque fuori luogo.

Fin qui nulla di nuovo, mi spostai verso il centro del parco, l’aria continuava ad odorare di piscio di cane e faceva più freddo, c’era poca luce per fare delle belle foto, trovai una panchina libera e mi sedetti per rollare una canna. Per i sentieri si vedevano camminare barcollando altri zombie neri a vendere paccottiglia, ce n’era una cinquantina, cominciarono a sfilarmi davanti offrendo la merce, un fastidio indicibile trovarsi di fronte cose che non dovrebbero esistere, causa la fame e la miseria siamo d’accordo, però… mandarli affanculo si rischia di prendersi del razzista e venire multati, inoltre sarebbe poco chic e l’autore non lo farebbe mai, non lo farebbe fare neanche a me che sono solo parole, quindi mi fece alzare per andare a cercare un altro posto.

A proposito del razzismo lui ha le idee molto chiare e si considera un razzista a tutti gli effetti e non a caso. Per la logica pura il nome non è forma, razzista è un nome quindi la forma del razzista non è un razzista. La miseria e la disgregazione dell’Africa che sta spingendo sempre più affamati verso l’Europa sono un fatto, quello che si vede è sempre un effetto, le cause sono tante, ogni causa nominata ha la forma di un effetto la cui causa è precedente nel tempo, elencarle tutte ci sarebbe da riscrivere un’altra fenomenologia dello spirito che potrebbe comprendere solo lui quindi arriviamo subito alla causa prima, quella per cui tutte le altre sono conseguenza, ovverossia il razzismo dei neri africani verso se stessi. Facciamola facile, l’esempio quello che per l’autore che scrive è stato il più grande razzista d’America per non dire del mondo e cioè Michel Jackson che come è noto non era razzista, odiava a tal punto i neri che si è fatto bianco spendendo chissà quanti milioni di dollari seguito a ruota da tutti gli altri, la Lopez ad esempio che diventa sempre più bianca ed i neri poveri li usa per le elemosine che chissà in che tasche vanno a finire visto che i poveri sono sempre più poveri…

Altre ad esempio come Naomi Campbell che querela chiunque anche solo bisbigli che è nera con perifrasi o allusioni, segno evidente che i neri non le piacciono e se non piacciono ai neri perché dovrebbero piacere ai bianchi nonostante le occhiate delle mogli dei bischeri?…

Il discorso è ampio ed accertato dall’esperienza ma facciamolo breve, all’apparenza sembra che i neri siano incapaci di produrre una civiltà propria e possano vivere solo come parassiti in una società di bianchi lamentandosi del loro razzismo, in Africa dove sono solo neri vivono peggio dei cani, ad Haiti dove sono solo neri e non si possono lamentare del razzismo sono il paese più povero del mondo, in Sudafrica a parte una piccola minoranza di piccolo borghesi cretini all’Obama che spingono il passeggino tutti gli altri vivono peggio dell’Apartheid che detto fra noi fu solo un periodo di passaggio necessario dato che non potevano subito mettersi a fare i piccoli borghesi cretini ed a spingere passeggini appena usciti dallo stato selvaggio.

Chi si occupa delle cause non si cura degli effetti, continuai a camminare verso la periferia, sullo sfondo oltre il parco si intravvedevano i contorni di un accampamento di zingari.

La puzza di piscio di cane era intensa ma per l’abitudine non ci facevo caso, trovai una panchina isolata sotto un salice sfogliato, mancava un asse ed era sporca e piena di sfregi, sopra c’era un libro sdrucito e gonfio d’umidità, mi sedetti e lo presi in mano, l’Apologia di Socrate, l’avevo già letto un paio di volte, Platone, Kant, l’idea idealizzata, il super noumeno…rollai la canna e mentre la fumavo lo aprì su una pagina a caso. La trama la conoscevo, Il solito bischero che si scusa davanti ad una giuria di piccoli borghesi cretini col passeggino, a suo tempo avevo visto un collegamento con l’Apologia di Apuleio che si scusava alla solita platea per aver sposato una moglie vecchia ed ero risalito alla moglie di Maometto ed a Whitney Houston quando si scusava con gli americani per le questioni con il padre accattone che voleva l’elemosina, adesso avevo sotto gli occhi la questione del sapere non sapere.

Qui il discorso si fa serio, Platone dice la sua nella logica nominalistica, il sapere è un nome che lui identifica in dio che è un altro nome ed il filosofo sa di non sapere quel che sa il dio e se non sa è ignorante.

Con i miliardi di libri che sono stati scritti negli ultimi tremila anni trovare delle idee originali che non siano già state esposte da altri scrittori è praticamente impossibile, un autore per creare qualcosa di nuovo deve averne letti miliaia e conoscere le trame di altrettanti altrimenti non fa altro che macinare del trito ed anche così è niente, si può dire che più si sa più si allarga lo spazio delle cose ancora da sapere e quindi più si è ignoranti, una pagliuzza di fronte all’universale, quindi qualcosa di vero nelle parole di Platone c’è.

Per la logica pura il nome non è forma, il sapere non è ignoranza quindi la forma del sapere è l’ignoranza, consolante per uno che ha passato la vita a scrivere e leggere libri sapere che un piccolo borghese cretino col passeggino o uno zappaterra semianalfabeta per non dire i dottori o i nobili sono meno ignoranti di lui…una questione di spazio di non sapere.

L’errore di Platone sta nel considerare dio un nome. In questo caso dio è forma quindi universale, l’universale di Hegel ad esempio è l’umanità quindi tutti gli uomini, trattandosi di filosofia che studia solo le cause quindi i nomi, le parole degli uomini ed ancora quindi del linguaggio universale.

I livelli del linguaggio, ogni livello gli strati lasciati dai linguaggi delle generazioni precedenti, il sapere, strati su strati di notizie più o meno vere… sul fondo tra le altre se ne vede una interessante…

Uffa, cominciavo ad annoiarmi, il cielo si era scurito e si stava alzando una nebbia fosca che strisciava sull’erba e gli alberi nudi, mi accorsi di una bambina fuori la porta dell’accampamento di zingari che saltellava spingendo un passeggino. Poteva venir qualcosa di buono, tirai fuori la macchina fotografica, regolai gli asa e la puntai sulla zingarella.

Lo zoom la avvicinò, si fermò in uno spiazzo dove un cespuglio di rovi creava una piccola tettoia e tirò fuori una bambola di pezza dal passeggino. Alla bambola cadde la testa, la bambina la raccolse e cercò di riavvitarla al collo, ci riuscì alla meno peggio e si sedette sotto la pergola poi prese un sasso da terra e glielo mise in bocca quindi tirò fuori ago e filo da una tasca e le cucì le labbra…

Storia trita direbbe qualcuno ma chissà che c’è sotto…

con le spalle al muro (3)

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