Ficacacchiomachia.

Avevano costruito un grattacielo di fragili capocchie di minchia su uno stuzzicadenti ma volevano troppo ed il grattacielo crollò.

In quel periodo stavo raccogliendo materiale per scrivere un libro, avevo progettato una trama reale con personaggi semplici e avevo sottomano l’esperienza della strada per fare i confronti e calcolare le probabilità. I personaggi erano dei…come dire? non è facile nominare questa forma, quel che ad esempio a Firenze, quando si guardano allo specchio, chiamano bischero, termine tipicamente toscano ma che capiscono tutti, il prototipo del piccolo borghese cretino per intendersi e per tracciare psicologia e comportamento sapevo che non possedeva grandi nozioni quindi era poco ignorante cioè aveva uno spazio limitato e poteva vedere solo da qui a lì e non oltre.

Volevo inserire un appunto sulla relatività ristretta di Einstein e sul concetto di totem e tribù nell’identificazione di Freud ma lasciai perdere perchè troppo banale.

Un bischero qualsiasi in questione dato come campione statistico, il personaggio veniva plasmato poco per volta insieme al campo d’azione, poteva essere sia maschio che femmina, doveva mangiare e cagare tutti i giorni, doveva avere una casa, un frigorifero pieno ed un cesso quindi muoversi, parlare, pensare ecc…

Fin qui si vedeva un comportamento a pancia piena cioè di uno che non ha fame ed il resto veniva di conseguenza, una grande superbia d’essere chissà chi quindi ci voleva qualcosa da superare ed allora discorsi pettegoli, parlar male di questo e di quello e poi gelosia, invidia, rancore eccetera, il movimento al mattino si alza apre il frigo e prepara la colazione e poi fino a mezzogiorno così quando riapre il frigo e si prepara il pranzo ed avanti alla sera sempre a spettegolare a pensar male a lamentarsi e maledire i parenti per aver ereditato poco eccetera quando riapre il frigo per la cena, si fa notte va a dormire ed al mattino ricomincia.

Cercavo qualcosa per rendere la storia stuzzicante ma non riuscivo a trovare niente, pura routine come ce ne sono miliardi, volevo rinunciare per non faticare inutilmente quando mi venne l’idea di fare un esperimento.

Svuotai il frigo del bischero, cioè feci in modo che non poteva più riempirlo, il come non ha importanza, solo per vedere muovere le probabilità causa effetto che si sviluppavano in modo naturale.

Il primo giorno il frigo era pieno quindi non ci furono cambiamenti al solito tran tran, il secondo giorno si vedevano buchi vuoti, il bischero li guardò con un accigliato sguardo di fastidio ma i pensieri dentro ribollivano, da mangiare ce n’era e si arrivò al terzo giorno, i buchi vuoti erano aumentati, il bischero sentì una leggera fitta d’angoscia ma mangiò  anche se non con la solita naturalezza e tra una malignità e l’altra si era insinuato un nuovo pensiero, una voce ancora sopita che non si capiva bene ma qualcosa dava già ad intendere.

Il quarto  il frigo era quasi vuoto, il bischero era infuriato, si sentiva tradito, violato, continuava a pensare alle solite cose ma l’altra voce si era fatta più insistente, cominciava a chiedere: “Cosa mangeremo domani, e dopodomani?…”

Quel giorno mangiò proprio di cattivo umore ed il giorno dopo fu ancora peggio, la nuova voce si faceva sempre più imperiosa, non malignava più, nel pensiero iniziava a vedere tavolate imbandite con maialini cotti interi, arrosti monumentali, montagne di polenta e salsicce, piscine piene di pastasciutta con il formaggio grattugiato che nevicava a manna, andava sempre peggio e si può immaginare come finiva senza bisogno di scriverlo…

robot cannone

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