Le anime morte. (p. 1)

 

Quella notte sognavo, mi trovavo al Bolshoi in prima fila, nel sogno c’era una mosca che ronzava insistente e non riuscivo a cacciarla, batteva e ribatteva contro una lampadina ed allora capii che ero al Bolshoi perché prima non ero certo, teatri ce ne sono tanti e li non ero mai stato ma potevo esserci stato in un’altra vita e c’erano tante ballerine che danzavano, tutu vaporosi, nuvole che piroettavano nell’azzurro degli scenari e si accendevano le stelle e la musica rimbombava, il vento alzava le onde e le ballerine erano la spuma, spruzzavano nell’aria vapore e si ricomponevano e tutto girava vorticoso ed allora mi alzai, avevo ali maestose e mi tuffai a volo verso di loro, ne abbrancai una decina e stringendole tra le braccia solcai i cieli del mondo e sopra un vulcano in eruzione iniziai a spogliarle a morsi e poi nude com’erano le mordevo, le succhiavo, tuffavo le labbra in mezzo alle loro gambe, ne bevevo il sudore, inebriavo dei profumi e quelle strillavano ed era musica ed a un certo punto mi svegliai e mi ritrovai nella mia stanza al buio e si sentiva solo più la mosca che continuava a ronzare.

Brancolando raggiunsi la doccia, l’acqua fredda fu un toccasana, avevo il cazzo che più duro non si può, faceva male, lo feci flosciare e chiusi l’acqua, non avevo più sonno ed allora presi un libro a caso dalla biblioteca e lo aprì.

Si trattava delle Anime morte di Gogol, l’avevo già letto una decina di volte, lo potevo scorrere a occhi chiusi e subito apparve Cicicov, naturalmente solo il nome e stava lì con le sue lettere a dondolare nella figura.

Cicicov sono tre sillabe, Ci ci cov, due ci ed un cov, due ci si può leggere anche ci due che in fisica, nella famosa formula Einsteiniana “E=M C2” rappresenta il limite di velocità che può raggiungere la massa, quel che sant’Anselmo nella prova ontologica dell’esistenza di Dio definiva “quel che non si può pensare di più”, in filosofia è il limite finale del fenomeno, calcolando che il limite iniziale rappresenta la nascita quello finale rappresenta la morte, quindi il ci due è un morto, cov può stare per covo quindi Cicicov significa il covo di un morto e trattandosi di anime morte la cosa mi diede da riflettere.

Il canone funziona così.

A questo punto saltò fuori un’ idea che covavo da tempo, guarda che combinazione ho scritto covavo, Gogol non portò a termine il suo libro, si dice che scrisse la seconda parte ma poi la bruciò in preda ad una crisi mistica, l’idea era di riscriverla a modo mio, mi immaginai di aver trovato i frammenti di quelle ossa bruciacchiate dentro un isba immersa nell’oro di un immenso campo di grano che ondeggiava al vento di Russia e da quelle ossa ricostruito il dinosauro.

Figura ambigua quella di Cicicov, allora per evitare l’arresto scappò da “quel paese” con il servo Selifan, eccoli lì sulla troika con i cavalli al galoppo, il servo a cassetta che fa scoccare la frusta, il nostro eroe, come lo chiamava Gogol, all’interno della carrozza imbacuccato nel cappotto e dietro la lunga teoria delle anime morte che aveva comprato che seguivano cieche, fantasmi di nulla…

Un trascinatore di morti, una figura psicopompa.

continua…

Le anime morte

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