Il dilemma.

 

Fuori pioveva nel gelido inverno, in casa era acceso il fuoco e di fuori se ne fregava, momenti che andavano in avanti, era finita un’epoca e ne era cominciata un’altra ma nulla sembrava cambiato, allora si ritrovò in un ghetto di ebrei uscito da un libro di I.B. Singer solo che questo era un accampamento di zingari, cambiava il nome ma la forma rimaneva immutata, c’erano guaritori, banchieri, ciabattini eccetera e naturalmente c’era anche un boia rituale ed un capro espiatorio in attesa.

Il boia era entrato nella stanza dove stavo scrivendo per prendermi le misure, non si vedeva, il corpo si muoveva nell’immaginazione ma era come se fosse lì in carne ed ossa, aveva un paio di occhiali dalle lenti spesse che gli allargavano gli occhi a dismisura ed un cappuccio nero tirato sulla fronte, camminava brancolando come un’ automa, un golem per stare in tema e c’erano un mucchio di spiritelli maligni che gli svolazzano intorno sogghignando, forse le anime delle sue vittime.

Continuava a fregarsene, probabilmente il boia era miope, lo stava scambiando per qualcun altro e lo lasciava fare.

Il boia fece la sua bisogna e se ne andò.

Qui il dilemma, la condanna era certa ma intanto ero ancora vivo, sembravo K nel processo di Kafka, una cosa che si allungava nel tempo, così una notte di tempesta, mentre passeggiavo in un bosco putrido lo rividi, il boia, stava in cima ad un colle illuminato dai fulmini ai piedi di un grosso albero rinsecchito, aveva la corda al collo e si stava impiccando.

Questa era la figura, dovevo interpretarla, potevo scegliere tra lasciarlo fare oppure intervenire per salvarlo ma in tal caso mi avrebbe ucciso.

La figura si poteva guardare da altri punti di vista, il boia doveva uccidere me e si stava suicidando, in tal caso potevo essere “io” che stavo per ammazzarmi in uno scambio d’identità, il boia nasceva dall’immaginazione ma di chi era quell’immaginazione?

Un golem, una macchina quindi, doveva avere un programma che lo muoveva, tornai per un attimo a casa e guardai la biblioteca, tutti quei libri che avevo letto, accesi un fiammifero e gli diedi fuoco.

Quel che successe al boia non si sa, era un sogno e finito di scrivere dimenticò tutto ma le cose continuavano come se nulla fosse cambiato…

 

dilemma

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