La lanterna di Diogene.

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La luce è un nome, il nome non è forma quindi la forma della luce non è luce e se non è luce è buio.

Valla a capire staccazzo di filosofia, in effetti prima è buio, accendo la luce ed il buio si illumina quindi la forma è proprio quella solo che prima non si vede e poi sì.

La forma è universale, cioè è composta da parti, nel nome le parti si unificano, ad esempio un uomo è composto da testa, tronco, arti eccetera, chiamandolo uomo diventa una cosa sola, sarebbe a dire che le parti prima sono al buio e si vedono solo quando l’insieme viene nominato?

Oppure che prima l’oggetto è al buio, non so cos’è, nel momento che lo chiamo uomo lo so, quindi spostarlo nella nominalità lo sposto nel sapere, cioè nell’esperienza?

Non è facile, quando è buio si vede solo buio, un unico buio e se è uno non è forma e se non è forma è nome, vuol dire che ho acceso la luce?

Comunque sia a questo punto appare chiaro che il nome, cioè come chiamo una cosa, ha la sua importanza, che sarebbe se chiamassi la luce buio? Vuol dire che la spengo?

Rimpallo di nomi, si brancola nel buio…

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lanterna di Diogene

3 commenti su “La lanterna di Diogene.

  1. E si.. si brancola si brancola.. e se si è al buio puoi anche cadere e romperti le corna .. a causa del buio si hanno degli effetti…

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    • ciao, c’è una parabola zen dove un monaco taglia in due un gatto perchè i discepoli non sanno rispondere ad una sua domanda, poi uno si mette una ciabatta sulla testa ed il monaco dice: “Ecco, se lo aveste fatto anche voi non avrei tagliato il gatto.”, l’ho letta nel Padiglione d’oro di Mishima, il tuo commento ci assomiglia, la quantistica non riesco a capirla, una cosa o così o cosà, dipende da come va il grullo, però se il gatto è vivo e dico che è morto fa bene a fottersene di Schrödinger.

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