Prima quello che non è.

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Una volta, non tanto tempo fa, stavo leggendo un giornaletto di Topolino che avevo trovato in una discarica di rifiuti sepolta nell’inconscio. Ero in un momento di transitorietà, per dirla alla Fichte stavo sul baratro dell’identità.

C’erano Topolino e Pippo che dialogavano di filosofia, sembravano Socrate e Fedone, ogni tanto arrivava Minnie col fiocco a farfalla sulla testa e le nipotine, avveniva un po’ di trambusto e poi riprendevano la discussione.

Pippo chiedeva: “Tu parli facile per te, come fai a dire che l’Arte nasce dalla logica e che in Germania dopo Hegel era praticata da molti intellettuali e poi la confronti con cabale e ciarlatanerie divinatorie che nulla hanno di vero?”

Topolino sospirava e rispondeva: “Pippo Pippo…tu sei un cretino… bisogna essere filosofi per capire queste cose, è vero che le cabale sono in mano ai ciarlatani ma questo è relativo alle università da quando sono arrivati i filosofi del cassirer che basano la loro logica sull’essere scampati ai forni e quindi negano la ragione e la storia dei tedeschi e da questo bisogna prendere per vero tutto quello che dicono e le università si sono trasformate in botteghe di lauree false come sono appunto le cabale.”

Pippo assentiva e Topolino continuava: “Stai a sentire la dimostrazione, nella logica pura esiste solo il nome e la forma quindi c’è una linguistica formale dove si tratta della sintassi del discorso e tutte le discipline inerenti che sono elencate nelle enciclopedie e poi una linguistica nominale che invece tratta solo la parola, quindi il nome.

Hegel nella sua dialettica non usa il nome uno e la forma universale come noi che essendo più pratica abbiamo adottato quella di Aristotele ma l’universale maggiore e la parte che è lo stesso concetto espresso con parole diverse, quindi l’universale di tutte le parole da cui estrae una parola, la parte di universale e poi la scompone in un universale minore.”

Pippo si grattava la testa e Topolino riprendeva: “In questa passaggio in universale minore la parola è divisa nelle lettere che la compongono, l’universale minore in sé è maggiore quindi ogni lettera della parola è parte e può a sua volta essere divisa in un’universale minore ed ogni segno di questo nuovo universale è parte e può a sua volta…teoricamente all’infinito, si vede il movimento dei bit in byte, dell’uno e dello zero, il linguaggio informatico ma non complichiamo le cose. Da questo capisci le possibilità infinite che si aprono nello studio di una sola parola e questo è appunto l’Arte.”

Pippo apriva le braccia sconsolato e Topolino stava per ripetere la dimostrazione quando mi accorsi che quello che stavo leggendo era il mio pensiero, in me c’era uno intelligente che spiegava ed un rimbambito che faceva da contradditorio…tutti quei fumetti che avevo letto da bambino, vedevo bene l’origine di questa mentalità e che questa mentalità condizionava il mio comportamento e capivo anche che quello che capiva era Topolino ed allora…feci lavorare Topolino.

Nella logica il nome non è forma, Topolino non è Pippo quindi la forma di Topolino è Pippo, nel pensiero agisce la logica nominalista, il nome è forma quindi Topolino è Pippo… ero arrivato all’identità di Fichte, gli estremi si identificano al centro dove in matematica c’è lo zero tra più e meno, si annullano ed a questo punto si vedeva Schopenhauer col suo nichilismo e le angosce esistenziali e subito dopo la trascendenza di Nietzsche e saltava fuori super Pippo…

“Questa non è la strada…” diceva Topolino a Pippo…

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