Il ragno nella figa della Madonna. (4)

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Il corpo del ragno è comodo, i peli sono elastici e morbidi, vibrazioni che risuonano all’interno di un roboante schema di ingranaggi.

Lei si è messa a ridere, chiede: “Cos’è, un nuovo tipo di avances? Mi piace, sento qualcosa che morde ma mi piace, sembra una vendetta.”

La figura si evolve: “L’ha chiamato Otello, forse è gelosia ma nell’Arte lo sperma rappresenta l’idea, in questo caso trattenuta in un preservativo ed offerta ad un altro, l’altro non sembra geloso, anzi… forse c’è un equivoco, un gioco tra sogno e realtà, uno sdoppiamento, ci deve essere un altro ancora…”

Lei rimugina le parole e continua: “Uno sognato ed uno scopato, ci potrei scrivere una storia.”

Palla al rimbalzo: “Il ragno è andato indietro, questo dev’essere avvenuto a Pompei poco prima dell’eruzione che la distrusse, doveva essere una città bordello molto divertente, quindi adesso dovrebbe scoppiare il vulcano, usciamo fuori!”

“Aspetta, voglio vedere cosa fa lui.”

“Che ti importa? Tanto è un altro che lo fa.”

Una grattatina sopra il palco di occhi del ragno e lui si alza in verticale, leggero come una nuvola, esce dal cratere del Vesuvio e con tutte le stelle che brillano sul suo corpo si libra nell’oscurità della notte, ci allontaniamo un po’ ed in quel momento il vulcano esplode, un boato nella baraonda dei secoli…

La figura della tarantolata.

Si vede il Vesuvio come un sacco pieno di tarantole velenose e dalla cinta in su il fumo e gli spruzzi di lapilli prendono la forma di una donna che si sbraccia urlando in una danza disperata…

Totale in fondo alla riga: “La gelosia, effetti indesiderati, impara…”

Lei mi pizzica una chiappa e sussurra: “Che ti importa? Tanto è successo ad un altro… adesso che facciamo?”
Do una pacca sul testone del ragno ed esclamo: “Proviamo questo giocattolo!”

Il ragno si solleva fin quando tutto diventa un puntino e poi…

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aracne (2)

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