Credevo di avere la maschera ed invece era la mia faccia.

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Non c’è altro che vecchiume

a sfogliare tra queste pagine

carne d’assaggio al gusto del verme

rafferma sostanza d’onirico pane.

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Rubato il bicchiere ad una bambina

tra baci di lingua una fresca sorgente

sgorga a lavare la triste latrina

scintilla esplosiva nel caos deprimente.

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Fragranza di luce da mordere viva

colori profumi d’inebriante energia

fiore che sboccia sull’onda alla riva

prima fiamma l’incendio divampa magia.

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fuochi

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