Etna (p.1)

Introduzione.

A quei tempi l’autore, cioè quello che sta scrivendo questa storia che sia ben chiaro non ha niente a che fare con me che sono un personaggio inventato che può esistere solo nelle parole, stava considerando i casi della vita e vedeva che tutte le storie, belle o brutte che fossero, finivano in un cimitero allora gli venne un’idea, mi tirò fuori dalla scatola della sua creatività (che sia un’allusione casuale?) e mi mandò a fare un giro sull’Etna.

Per farla breve, col potere che hanno gli scrittori sulla carta, mi procurò un asino carico dell’occorrente per il viaggio e di prima mattina mi posò su un sentiero che saliva verso i crateri a circa due mila metri di altezza, nel bel mezzo di un bosco di latifoglie tra cui predominava il castagno, era primavera inoltrata, gli uccelli cantavano, il vento profumava di terra di funghi e di ginestra e naturalmente del mare che si vedeva se guardavo giù.

L’asino, era un bel somaro come ce ne sono tanti in Sicilia, si chiamava Socrate, sulla schiena portava una voluminosa soma carica di non so ancora cosa legata al basto con delle corde ma lui non sembrava far caso al peso e così, tenendolo per la cavezza, ci mettemmo in cammino.

Avevamo percorso si è no trecento metri quando il sentiero si aprì in una radura erbosa fitta di cespugli, sulla sfondo si vedeva una casetta di legno con attigua una grossa stalla, c’erano animali dappertutto, vacche, capre, pecore che pascolavano e da dietro una macchia di arbusti si sentiva un fracasso infernale, un cane abbaiava e ululava e poi grugniti suini, tanti grugniti e urla che sembravano umane.

L’asino ragliò, per un attimo si fece silenzio poi dalla macchia uscì abbaiando un grosso cane lupo nero e affusolato, subito dopo un uomo barbuto robusto e selvaggio con una folta chioma, era arruffato paonazzo e sudato, chiamava il cane e nel mentre si assestava la cinghia che gli teneva i pantaloni come se li avesse appena tirati su ed infine un bel maiale rosa che aveva un voluminoso fiocco rosso legato al collo.

E così feci la conoscenza di Turiddu, Pupa e Maria.

continua

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aquila libro

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