Etna. (p 2)

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Presentazione.

Potere delle parole, l’autore se ne sta vicino al fuoco a scrivere e me mi manda sull’Etna e adesso…

Il cane, o meglio la cagna perché proprio adesso si è messa a pisciare accucciandosi, ignora i richiami del selvaggio e fatto il suo bisogno si avvicina ringhiando sottovoce, le porgo la mano, lei l’annusa dilatando le narici poi fa un uggiolo e me la lecca.

Il selvaggio dice: “Non abbia paura, è grossa ma è buona…almeno, se non altrimenti…”

Ha la voce ansante come se avesse corso oppure…parla un mezzo tra italiano e siciliano, con la voce cordiale, deve avere sui cinquant’anni, i capelli folti sono castano scuro ingrigiti qua e là, gli occhi azzurro cupo, alto sul metro e ottanta, molto muscoloso, i vestiti rustici, una camicia a quadri giallo blu, pantaloni di tela grigi ed impolverati ed è scalzo, i piedi sono piuttosto sudici.

Ribatto: “Conosco i cani, abbiamo già fatto amicizia.”

Lui dice una frase in siciliano stretto che non capisco. Faccio uno sguardo interrogativo e lui sbotta in italiano: “Che è, parlo turco che non capisce? Lei non è siciliano, cosa fa il turista con l’asino? Si deve essere perso, la strada che va su è dall’altra parte ma se vuole può continuare di lì…” indica un sentiero battuto che sale… “più su il bosco finisce e la ritrova.”

“Grazie…che bel posto è questo, lei è un pastore?”

Lui solleva il petto sprezzante ed esclama: “Che dici?…io sono il barone Salvatore Cacafino di Pisciolungo…per servirla…ma qui mi chiamano Turiddu.”

“Pisciolungo…dove si trova questo posto?”

Lui fa un cenno indicando lontano verso Catania e continua: “Qui sto in incognito, ho gli animali, c’è sempre da fare, così non penso e vivo mentre laggiù… piscialungo, solo parole…” batte una mano sulla groppa del maiale e dice: “Questa è Maria e quella e Pupa, è imparentata coi lupi, queste sono la mia famiglia, con loro non c’è mai da discutere ma…che fa?”

La cagna dopo aver controllato l’asino si è nuovamente avvicinata, scodinzolando mi annusa il culo poi il basso ventre, rimane qualche secondo a indugiare sul cazzo fiutando da intenditrice poi con un leggero guaito molto sensuale me lo addenta delicatamente da sopra i pantaloni.

Il selvaggio sbotta, in siciliano: “Puttana che fai? Le corna mi tiri? Adesso t’aggiusto!”

Raccoglie un bastone per terra e si butta contro la cagna che si mette a correre verso casa. Il selvaggio la segue gridando insieme alla scrofa e dopo un po’ non li vedo più.

L’asino scrolla il testone facendo tintinnare i sonagli e batte le zampe sul terreno, gli do una pacca e riprendiamo la salita.

continua

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 interno

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