L’occhio di Ra.

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“C’è il boia?”

“No! Oggi non può, domani…”

Una storia alla Kafka, il giorno in cui nacqui, nel preciso momento che entrai nel mondo sensibile venni condannato a morte, così, solo per il fatto di essere nato.

La condanna era vaga, di manica larga, la morte era certa ma per il momento si poteva aspettare, domani… mi rinchiusero in una cella, all’inizio era spaziosa tanto che si poteva andare dove si voleva ma poi col trascorrere degli anni vuoi perché ingrossassi vuoi perché fosse lei a rimpicciolire è diventata stretta, una storia alla Allan Poe, sempre più stretta ed ora sembra un budello e per muovermi devo strisciare contro le pareti.

Il mattino mi sveglio, mi affaccio alla finestra e chiedo: “C’è il boia?” e da giù rispondono: “No, oggi non può, domani…” una storia alla Buzzati.

Ogni tanto penso: “Forse, se non fossi mai nato…” ma questo pensiero non cambia la situazione ed allora convivo con la ristrettezza della mia stanza, dopo tanti anni ho imparato a conoscerla, le pareti hanno orecchie ed occhi, come nei sarcofagi egizi, vedono e sentono tutto quello che faccio, e c’è anche una bocca che parla con mille sfaccettature, tutte diverse, una bocca femminile, rossa, che viene volta di ficcarcelo dentro ogni volta che tace…

Queste cose naturalmente non si vedono sul muro, dopo tanti anni si è stampato nell’immaginazione ed è lì che si trovano.

La figura però sono affari miei, che può interessare il lettore? Allora l’attesa continua, ogni giorno mi affaccio alla finestra e chiedo: ““C’è il boia?” e da giù rispondono: “No, oggi non può, domani…” Intanto la stanza si fa sempre più stretta….

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amaca

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