La compagnia.

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Non c’è altro da aspettare

che il boia cali la mannaia

in quell’attimo senza parlare

succo di vita spreme la baia.

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Cala il sipario sul burattino

dietro le quinte ride e festeggia

intorno la cassa del botteghino

pesata a grammo d’una scoreggia.

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Pronta la nave aspetta al porto

gonfie le vele di quell’unguento

trova pennello tagliare corto

la libertà in mano al vento.

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castello

Persefone 2020.

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Ruggisce la tigre madre natura

presa per mano una bambina

primavera in fiore nel gelido inverno

lo sguardo precipita il burrone fondo del significato

risale i livelli della memoria universale

i piedi nelle nuvole a testa in giù

fa del contrario soffitto di fonte

acqua pura da bere tra le sue gambe

aperta la vita alle visioni del futuro

eterno pendolo motore rombante.

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elena all'inferno (4)

Ferocia.

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Solo quell’attimo e dopo il silenzio

gingillo il grilletto della lingua

la passione spenta

bruciato l’universo di fatue pagliuzze

brillanti sogni sulle tombe

lunga la canna si avvicina alle labbra

aperte in attesa

dell’atto

penetra nel pozzo dei desideri

l’ultimo

nuvolette di fumo

che altro?

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circo

Carta matita.

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Scrivere sulla pelle

baci carezze ai nervetti sfrigolanti

si scioglie la carne poltiglia

maialando nel fango

colpi d’ariete bene assestati

a sfondare quella porta chiusa

apre la giostra delle meraviglie

motore dell’universo

razzo acceso tra le stelle sbrodolanti

contro corrente

a questo mare che inonda.

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fontana del bidè.

Infornatica.

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Grande amore

viti e bulloni da svitare

per riavvitare un’altra vita

fresca sorgente

il letto da rifare

lenzuola profumate

acqua di un nuovo mare

rosa dei venti

ovunque a scopare.

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PESCE

Ghiaccio.

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“Io sono un cretino!”

Questa affermazione può essere guardata da due differenti punti di vista.

Per il nominalismo – formalismo il nome è forma quindi lo scrittore si identifica nelle parole che scrive venendone usato, in questo caso sono un cretino.

Per la logica pura il nome non è forma quindi lo scrittore non si identifica nelle parole che scrive e le usa, in questo caso il cretino è qualcun altro.

Se non è lo scrittore è il lettore. Questo significa che anche il lettore può immedesimarsi o no nelle parole che legge, se lo fa è un cretino e se non lo fa…chi è il cretino?

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ghiaccio

Menefregando.

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Leggenda d’orchi e lupi mannari

covati nella terra del mistero

invisibili ombre tra vecchi calendari

fuori il portone di uno scuro pensiero.

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Gonfiano le tombe i morti dannati

battono i coperchi nel fuoco d’inferno

carne e sangue per il corpo affamati

ulano alle doglie in un ventre materno.

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Favole snocciolate per bambini citrulli

tenuti buoni con orina tranquillante

pisciata dal cielo dei monacali trastulli

in bocca al sentire del pubblico adorante.

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museo egizio

San Giuseppe.

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Una volta mi trovavo in un imbarchino sul Po, era una notte di ottobre, aveva piovuto una settimana di seguito ed il fiume scorreva gonfio e rombante, il cielo era ancora nuvolo ma qua e là si aprivano degli squarci dove si intravvedeva qualche stella fioca ed aerei con le luci intermittenti che andavano chissà dove.

Mi ero seduto su un rialzo del pontile vicino all’acqua che trasbordava dall’argine spinta dalla piena ed ero intento al mio passatempo preferito, mi facevo portare un bicchiere pieno di vodka, lo scolavo e poi lo gettavo nel fiume, dato che i gestori conoscevano le mie abitudini e pagavo mi portavano bicchieri di carta ed andava avanti così da un po’ quando vidi un tipo con l’aria spiritata sul bordo del pontile con un sacchetto in mano, sembrava indeciso di buttarsi, oscillava tra il fiume e la riva poi si accorse che lo guardavo, rimase un attimo perplesso e venne a sedersi vicino.

Teneva il capo chino e singhiozzava, lo guardai tra i fumi dell’alcol che mi danzavano negli occhi, era annebbiato, vago, qualsiasi, indescrivibile, sul momento ordinai due vodke, me le portarono e gliene porsi una, lui annusò il bicchiere e lo scolò d’un fiato poi si voltò a guardarmi, era disperato, gli chiesi: “Ehilà, che c’è che non va?”

Lui spostò lo sguardo verso il fiume e rispose: “Ho appena ammazzato mia moglie.”

Aveva ripreso a singhiozzare, la cosa mi stuzzicava, poteva venirne fuori una storia da scrivere e continuai in tono bonario: “Be’…sono cose che capitano, è successo a molti, che ti aveva fatto?”

Il tipo rimase qualche secondo in silenzio per calmarsi e raccontò: “Mi aveva…è una storia lunga…me l’avevano detto che si metteva con gli uomini solo per farli cornuti e poi era gelosa, gelosa in modo morboso, mi bastava parlare con una o guardarla, sfasciava tutto, mi picchiava, una follia assassina…era molto religiosa, forse nel paese dove era nata, da bambina, chissà?… maniaca, le sue urla mi mettevano nudo, mi vestiva di una fascia intorno alla vita e poi mi inchiodava in croce, allora si calmava, si metteva uno scialle bianco in testa e si inginocchiava di fronte, pregava poi mi srotolava la fascia e me lo prendeva in bocca e succhiava…in modo divino, dimenticavo tutto ma poi, come chiudevo gli occhi…”

Lo interruppi per dire: “Ne ho conosciute tante così… che ne dici di un’altra vodka?”

Lui alzò una spalla e mente feci un cenno al garzone del bar per ordinarle continuò: “Andava con tutti quelli che voleva, gli amici me lo dicevano ma non volevo credergli, lei era…certe volte sembrava un angelo, piangeva, mi faceva sentire…ma questa notte…ero andato a letto presto, avevo lavorato tutto il giorno, ero stanco e mi ero addormentato subito. Mi svegliai verso le undici, lei non c’era, era andata con chissà chi, mi alzai, il sonno era passato, decisi di aspettarla, accesi il televisore, feci un giro dei canali e puntai su un filmetto porno, sapevo che l’avrei fatta infuriare, forse…lei arrivò un’ora dopo, aveva le labbra gonfie col rossetto appiccicato intorno…lo doveva avere appena succhiato ad uno che aveva il cazzo che puzzava in modo orribile perché aveva un fiato…non mi diede il tempo di parlare, getto la sveglia che stava all’ingresso contro il televisore fracassando il vetro poi si mise ad urlare infuriata, mi si getto contro con un ferro da stiro in mano e…avevo in mano un coltello, stavo sbucciando una mela, l’ho puntato senza pensare…lei…il caso…una maledizione, glielo ho piantato dritto nel cuore poi…non so cosa mi è preso, lei era caduta a terra, devo essere impazzito, continuavo a spingerle il coltello nel cuore, rovistavo, cercavo…la puzza di cazzo che le usciva dalla bocca era ripugnante, non so cosa sia successo, ad un certo punto è scoppiata, pum! come un palloncino, di lei è rimasto…”

Tirò fuori dal sacchetto un cencio di pelle gommosa, rossastra, con qualche pelo appiccicato in giro.”

“Ecco…cercavo la gelosia e lei…adesso che faccio?”

Aveva gli occhi stralunati, gli indicai il fiume, lui rimase qualche secondo indeciso poi con un gesto sprezzante gettò il cencio nell’acqua, le rapide lo presero trasportandolo velocemente verso valle dove scomparve inghiottito dal buio.

Feci un cenno al garzone di portare altre due vodke.

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buco nero

Il male è bene.

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È bello leccare la figa della luna

quando le fate lucciolano la notte

spruzzando incanti sulla cascata di spuma

umore scanzonato di una barzelletta

del volere più quel che meno aspetta

strisciando tra ali aperte al volo

a volare lontano dall’incombente tempesta

e di quel mare che si agita al suolo

va scolaretto alla sua prima festa.

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merdaccia

Credevo di avere la maschera ed invece era la mia faccia.

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Non c’è altro che vecchiume

a sfogliare tra queste pagine

carne d’assaggio al gusto del verme

rafferma sostanza d’onirico pane.

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Rubato il bicchiere ad una bambina

tra baci di lingua una fresca sorgente

sgorga a lavare la triste latrina

scintilla esplosiva nel caos deprimente.

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Fragranza di luce da mordere viva

colori profumi d’inebriante energia

fiore che sboccia sull’onda alla riva

prima fiamma l’incendio divampa magia.

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fuochi