Vecchio frac.

 

Sperma di cane fecondo pensiero

agogna il porco sniffando salsiccia

amore d’odio gonfia a cassaforte

canta la sirena di scoglio e catena

.

Bella l’età del fresco respiro

meglio puzzare che scaturire pena

mongolfiera per aria al vago tormento

fa solco di terra al niente che afferra

.

L’incendio dilaga nell’abisso vulcano

orgoglio di serve in culo al villaggio

principe la forma assente di nome

si vede e si tocca la frusta che schiocca.

vecchio frac

Tiramisù al baccalà.

 

Un pizzicotto per sentire che oggi è adesso

anno dopo anno splende il sole il suo tramonto

le ali sciolte al dolce sonno

sogno di cane alla catena

cercare rogne da grattare in cuccia

cambiare nome non cambia l’aquila

spulcia le piume sulla vetta solitaria

armonia il vento che canta libero

inseguendo l’orizzonte

che più lontano sa vedere.

tiramisù al baccalà

La coscienza di Kant.

 

Sorseggiando il dolce nettare

dal bicchiere di carne

svuota l’anima la parola

cocktail vaginale

bava mestruo e piscio

sperma marcio d’antiche chiavate

boccone dell’ostrica

peccato inconfessato, la vergogna

membro ideale la società del consumo

fumo camuffa i ricordi

parla il culo: “che stronzata.”

la coscienza di Kant 2

Pratico pratico.

 

Colorano le parole i vuoti piaceri

reti gettate alla pesca nel fondo

morti son vivi per vani sentieri

vivi son morti nei panni del mondo

.

Scoppia le paia d’immagine sacra

abitudine speccata dare mano per sega

pensieri di nulla in festa alla sagra

abbracciano aria la catena che lega

.

Realtà da guardare senza ombra di pena

giullare alla corte del grande bordello

fortuna la pelle che arriva alla cena

il pieno di un giorno fa allegro il budello.

pratico pratico

Progetto zero.

 

Amore di macchinette

“crocefisso e cornuto”

gracchiano arpie riflesse allo specchio

girano molle ingranaggi bulloni

tette masticate cazzi maciullati

succhiano sangue al santo lordato

.

Riposa l’orso nell’isba solitaria

rutta e grugnisce lo spietato silenzio

grigio il pelo l’arco il baleno

solo la morte può bussare alla porta

allora che importa?

allegretto vivace 2

Arri Polina l’asino “ciucco”.

 

Abbraccio caldo di parole

avvolge strusciando l’osceno serpente

lecca le pieghe arricciate di bava

rugiada luccica al sole dell’alba

scorre il fiume 

risale gli irrequieti monti

le vette innevate di latte, euforia

baciando il collo le labbra

lingua contro lingua penetra il cuore

sfonda esplode

amplesso di voluttà, furore

danza il fulmine con la sua tempesta.

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arri polin

La cenere della fenice.

 

Una foresta di nidi

le gambe aperte

da ficcarci l’uccello

di fuoco brucia la paglia d’amore

fin quanto dura

scorre il fiume bollente

inondando il piacere

e già vola

in focolare d’altro nido…gab_thumb.gif

 

la cenere della fenice

Tequila bum bum.

 

Scoregge di cane in otre forato

suonano le pive di banda in banda

grassi capponi c’inzuppano il fiato

grazia del cielo la manna che manda

.

Gira la pagina sul volo di un falco

aguzza gli unghioni per prenderla al volo

spuma sull’onda al magico imbarco

silenzi e piacere del vivere solo

.

Somma la vita gli anni in un goccio

momento soltanto leggera carezza

“d’un sorso e fracassare al cocchio”

che porta fortuna ai capricci di brezza.

riflessi

il poeta non è la poesia.

 

Giocattoli rotti punte forcute

trasporta il tir nella notte buia

sul rettilineo tutto curve

sinuoso come una bella donna

carne polposa frizzante croccante

da mordere sbranare

orgia di sangue urla

selvaggia bestialità

.

Goccia a goccia il dolce veleno

nell’orecchio di Giuda

ruggisce il poeta alla giungla infida

afrore di tigre

frusciando tra i rovi spinosi

annusa la preda.

il poeta non è la poesia

Doctor Faust.

 

Mangiare parole nel trogolo della storia

gonfia la pancia di zolfo e carbone

pane mattone che lievita a boria

fischietta il culo a scrivere canzone

.

Quartieri del mondo leggeri fumetti

d’immagine nuvola stampata su carta

arrota il fuoco i grulli concetti

spore d’atomica piovute a bombarda

.

Latte alla tetta del traduttore

il tutto fa uno a specchiare frantume

tremolante fantasma di falso dottore

il diavolo lo porta sul picco del lume.

doctor faust

Scatto.

 

Sogno romantico di essere bambino

dato a crescere in pancia alla balena

feto specchiato a divenire cretino

tappati gli occhi dal tribolare pena

.

Affiora alla pelle la nave dei sogni

bolla di sapone esplode alla realtà

scuse e intrallazzi tra vili congegni

pulce al microscopio di tanta beltà

.

Adagiano l’ali le piume al caldo nido

l’essere vivo la vita trasporta

corrente impetuosa all’ultimo grido

luce e calore dell’alba risorta.

scatto

Le anime morte. (P.4)

L’ombra di Cesare.

Parla d’amore avvita bulloni, ruote dentate, ingranaggi che girano, dall’uno all’universale un fragore d’inferno, le fondamenta dell’orrore che filano alla perfezione. Impasta la storia, elenco di morti, santi e demoni, particolari probabilità… ho conosciuto una tarantolata, ballava bene, la tarantella, la pizzica e nella famiglia ci metterei anche la belly dance, la danza del ventre, perché no? A letto poi si contorceva come un serpente, più ficcavo e più urlava, mordeva, graffiava, mi strappava i capelli…poi si discuteva sull’origine del nome “tarantolata” e relativo ballo, sembrano insaccate, probabile riferimento alle danze furiose della baccanti del corteggio di Dioniso, quelle sbranavano, sono loro che sbranarono Orfeo, il poeta la cui testa rotola ancora oggi in cerca di qualcuno che l’ascolti…

Parole eppure glielo dicevo che poteva essere diverso, guardavo le probabilità e vedevo donne rinchiuse dalla vita in giù in sacchi pieni di tarantole velenose che pungevano a sangue e danzavano urlando, battevano le mani contro il sacco dove sentivano pungere, erano terrorizzate…intorno un pubblico che guardava spietato, ridevano, fischiavano, battevano le mani, nacchere, tamburelli… lei non ci credeva a queste cose ed intanto si grattava da tutte le parti, le tarantole sanno solo mordere… le dicevo di uscire dal sacco, che i ragni non c’erano più ma a che serviva? Una macchina, rotelle, ingranaggi caricati a molla, che altro? Una perfezione da sbalordire!

Intanto la troika di Cicicov alias Gesù Cristo, alias… continua ad avanzare trascinandosi dietro una scia sterminata di anime morte, non si vede la fine, nomi solo nomi trascesi nel pensiero dove sguazzano alla grande, sono “io” Cicicov! chi l’avrebbe mai detto?

“Io” sono un personaggio letterale, la mia forma è fatta di parole e sono un autore, uno scrittore o meglio, dato che chi scrive sta di fronte alla pagina, un cantastorie.

Inchiostro nero quindi sono nero, potrei anche essere il famoso Negro dello zar e qui il canone fa scintille, Negro dello zar è un nome, negro oltre a morto può significare altre cose, ad esempio nella lingua inglese negri sono detti quelli che scrivono per altri, scrittori invisibili, ombre, i ghost writer.

Zar e un derivato della lingua russa dal nome Cesare quindi Negro dello zar si legge l’ombra di Cesare, qualcosa prima della storia di quell’ubriacone di Puskin…

Sempre “io” ma chi può essere, il fantasma di Giulio Cesare alias Cicicov alias Gesù Cristo alla raccolta delle anime oppure… salti di stile, storie approssimative, favole, un tempo girava la voce che Giulio Cesare non sapeva ne leggere ne scrivere e per questo si portava dietro un biografo che scriveva passo a passo la cronaca della conquista… ci sarebbe da dire, ad esempio nel de Bello si legge che a Farsalo le truppe di Pompeo sbaragliano quelle di Cesare e poi improvvisamente si ritirano ed il libro si interrompe e poi Cesare finisce in Egitto tirandosi dietro le legioni di Pompeo, che sarà successo veramente?

Quando si tratta di re dei giuda le probabilità vanno lette al contrario, comunque questo non centra, è venuto fuori il biografo di Cesare, un ghost writer, il negro dello zar quindi un morto che si tramanda da secoli sui libri di tutto il mondo influenzando scrittori e poeti… e sono “IO!”

“Io”… tutto sembra girare intorno alla Russia, potrei essere uno scrittore russo, ad esempio Dostoevskij, i Karamazov l’ho letto almeno venti volte ma allora chi è che leggeva? “Io” o quell’altro che scrive?… potrebbe essere quell’ubriacone di Bulgakov…il maestro e Margherita, il dottor Faust russo, quanti al mondo di tanti sapientoni che ci sono hanno visto le analogie tra il Maestro e Margherita e l’amante di Lady Chatterly, il marito di Margherita, il dottore cornuto? Si passa in Inghilterra, la letteratura si allarga sacco pieno di tarantole a contenere tutti i libri scritti dall’umanità, sempre la stessa storia e gli scrittori si grattano dalle punture…

Comunque siamo arrivati al biografo di Cesare, il negro dello zar e sono “io”, la maschera è caduta, uno scrittore che sta in ombra scrivendo per altri e chi può essere? Forse quello che sta scrivendo in carne ed ossa? Vuol dire che “io” gli ho preso la mano e messo in ombra e così lui scrive per me? Una specie di dibbuk direbbe quello scampato ai forni di Singer, il figlio del rabbino, tanto per riprendere la mentalità degli ebrei tirata fuori dall’inferno.

La domanda è arrappante, intanto me ne torno nella scatola delle parole e chissenefrega di Giulio Cesare e della sua ombra…

 

l'ombra di Cesare