Il pianeta delle ombre.

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Voglia di splendere

meteora d’un attimo trafiggere l’universo.

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treno

Co co dè.

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Razzolare con le galline

si va alla monta come frulla

meccanismo ad orologeria

la bomba una testa da scoppiare

mentalità anima il pollaio

terreno infido ben concimato

belle parole arroccate nel dizionario

paradiso di carta

le cattive si allarga la macchia

specchio d’indifferenza

i morti non possono morire

salsicce dimenticate impiccate nella gola

cloaca massima

si srotolano sulla strada dei ricordi

voci amplificate dal silenzio

anche oggi fragole col gelato

le galline beccano…

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co co dè

Lettera al postino.

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Disagio e menzogna

per essere non essere

tante voci d’opinione

girano il tondo in pieno centro

chiuso lo zero di buzzo buono

c’è solo un giorno da tribolare

al margine di tutto tra spine aguzze

un tigre in agguato pronto a balzare.

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saloon

Contrasti.

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Palle di gelato

lappate soavemente

tra fragoline succose

morbida crema pasticciata

panna e chantilly

rosso fondente sangue del bosco

nuvolette sulla punta del naso

batuffoli bavosi tra le labbra

rigurgiti da fogna nell’inghiottitoio

un tuffo nuotare volare

culla il vento del defecare

in fronte lo specchio di gravi pensieri

sorriso beato nel piatto sputato.

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cavalletto

Incendio.

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Fare fuoco e bruciare

vecchi fagotti impiccati al ricordo

i rutti dei porci l’ultima cena

la frenesia d’essere un altro

attori nella buia spelonca

pipistrelli a testa in giù

vomito di parole

lingue impiastricciate

allunga la carne la voglia l’attesa

nuvole grigie che pascolano

in un cielo plumbeo.

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incendio

Decadenza.

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C’era una volta

sul sogno di un motorino rombante

a caricare mulini a vento

avanti e indietro per vani percorsi

inutile piega di un mondo perfetto

fuori le mura del manicomio

silenzio e deserto son buoni compagni

di un’altra vita sussurra il richiamo

ali leggere ronzano api

su un prato di stelle fiorito d’incanto.

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amore a prima vista

Zero.

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Spiccioli di tempo tintinnano

nella ciotola delle elemosine

quanto è lunga la strada

scritta sulla pagina della fortuna

invano desiderio si frange allo scoglio

ma non c’è altro da sperare

per la buona tavola

questo giorno in allegria

tavolozza di natura

il piacere di vivere.

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pozzanghera

Miracoli di san Giocondo.

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Teatrino popolare

pesciolin appesi all’amo

pesciolon fanno sniffare

pesciator che butta gramo.

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Stan prosciutti e cotechini

col vestito della festa

puttanella via il bikini

che ti innaffio nella cesta.

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Gran baldoria a tutte l’ore

fischia il vento l’allegria

bullonar di bionde e more

caccia vite sulla via.

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Domandar qual esser sia.

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goccia

Casinò

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Semplicemente inutile

cercare tra i peli del culo

microbi di merda avanzati

dall’orgia della presunzione

così il biglietto da pagare al futuro

fatto di questo presente equivoco

di voci mai sentite

buttate a capofitto nell’orrido della vita

stretto l’angolo appartato

abbraccio di un unico respiro

vento che spinge a tirare a campare

ché la posta è in gioco.

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tramonto 2

Menù casalingo.

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Mongolfiera appesantita

zavorra di giorni ingrati

aria scorre tra le dita

cimiteri ammaestrati.

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Punge l’occhio da lontano

oltre il sole del mattino

esperienza di star sano

nella tasca di un cretino.

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Uova fresche nel pollaio

cucinate in armonia

di frittata fatto guaio

porge il piatto fantasia.

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fondo 2