Mascherina con paraocchi.

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Profumo di giungla

istinto libero

ruggire sbranare

affondare i denti nella carne

orgia di sangue

scatenato il vento nella tempesta

tigre la natura

vortice spettacolare.

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Probabilità non oltre oggi

mangiare cagare

e tirare a campare.

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marina

Corsi e ricorsi.

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Sfogliando le probabilità si vede un accampamento di zingari, come dire un hardware che rinchiude un software, una mentalità, una gabbia… all’orizzonte, girando intorno, branchi di accattoni a bocca aperta bevono il piscio che piove dal cielo, manna nel deserto, i bambini hanno fame, piangono, fate la carità.

Il fenomeno è uno spazio compreso tra due limiti di tempo, uno iniziale uguale a zero ed uno finale. La società è un fenomeno. Le classi sociali come una scala musicale dal do al si diesis, il do iniziale è uguale a zero, suona il si diesis della scala precedente, alla base della scala sociale ci sono gli zingari, i reietti, un altro mondo, il do uguale a zero che dà forma alla scala che segue, proletari, piccoli borghesi cretini eccetera fino ai nobili.

La gabbia è diventata stretta, entrando in un accampamento di zingari si vedono dei corpi che si muovono sognando per non vedere la realtà, aprendo il cranio di uno a caso si vede un nobile nel suo castello circondato da una servitù impeccabile chiedere l’elemosina per i bambini poveri e automaticamente si viene catapultati a Buckingham Palace, il punto finale del fenomeno.

La gabbia è sempre più stretta, i semitoni che seguono si evolvono dal do, cioè dagli zingari, il movimento della mentalità, dal confronto musicale si possono calcolare probabilità, la figura di zingari che scappano dall’accampamento formando un gruppo superiore, una trascendenza che non è più zingara di nome ma di fatto ne mantiene la forma.

Le figure scorrono, una sinfonia di pietà pelosa, altre probabilità, ad esempio in Italia ma altrove è lo stesso, gli zingari sfollati dalle leggi razziali di Mussolini, negli accampamenti ci devono essere dei guaritori, molti approfittando del caos della guerra si misero a fare i dottori nelle campagne, dentisti, ginecologi eccetera poi, finita la guerra… probabilità, può essere come no, comunque la mentalità si è trasferita.

Dall’esterno si vedono le sbarre della gabbia, credersi superiori ad uno zingaro ed inferiori ad un nobile, che è poi la stessa cosa.

La figura successiva è ovvia quindi inutile scriverla.

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corsi e ricorsi

L’ombrello del palombaro.

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Fatto il pieno di stronzate

balle a mucchi grasse vacche

balli in maschera false date

eroi e dei pisciate e cacche

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il pallone rimbalza in testa

povero cazzo disamorato

tra le palle si alza in resta

  lo strumento s’è scordato.

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Presi i dati del problema

quel che è se un altro fosse

peggio meglio rimare a tema

bianche nere gialle e rosse.

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gabbiano

Alla musa ispiratrice.

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Poesia parole inutili

saperla scrivere con il naso

quei profumi che rizzano il cazzo ai cani

sotto le sottane mutandine attillate

quei peli umidicci

si allunga la lingua ispirata

verso sboccato a quel tesoro nascosto

diabolico appetito

ululare il gusto alla luna

fiume di bava affamata

deserto allagato

una barchetta che naviga

gli occhi chiusi

dietro al silenzio.

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.gru

La lanterna di Diogene.

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La luce è un nome, il nome non è forma quindi la forma della luce non è luce e se non è luce è buio.

Valla a capire staccazzo di filosofia, in effetti prima è buio, accendo la luce ed il buio si illumina quindi la forma è proprio quella solo che prima non si vede e poi sì.

La forma è universale, cioè è composta da parti, nel nome le parti si unificano, ad esempio un uomo è composto da testa, tronco, arti eccetera, chiamandolo uomo diventa una cosa sola, sarebbe a dire che le parti prima sono al buio e si vedono solo quando l’insieme viene nominato?

Oppure che prima l’oggetto è al buio, non so cos’è, nel momento che lo chiamo uomo lo so, quindi spostarlo nella nominalità lo sposto nel sapere, cioè nell’esperienza?

Non è facile, quando è buio si vede solo buio, un unico buio e se è uno non è forma e se non è forma è nome, vuol dire che ho acceso la luce?

Comunque sia a questo punto appare chiaro che il nome, cioè come chiamo una cosa, ha la sua importanza, che sarebbe se chiamassi la luce buio? Vuol dire che la spengo?

Rimpallo di nomi, si brancola nel buio…

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lanterna di Diogene

Il punto.

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Una pisciata all’aria aperta

sermone dal pulpito

alla platea di rimbambiti

abbaiano i cani grugniscono i porci

intanto la nave va

anche oggi

  rutti scorregge…

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bucefalo

Il bello del brutto.

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A vedere com’è il richiamo

che bello essere uccel di bosco

a volare di ramo in ramo

via col grullo d’umore tosco.

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Lacrime amare da leccare

stillano dal buco della fata

di tra le gambe parole chiare

creatività a cantar serenata.

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Senza catene al conto in lutto

ne stropicciar tra le lenzuola

un po’ dispiace trovare asciutto

ma così fortuna chi d’ali vola.

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disegni (1)

Tra le righe di un povero scemo.

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Gli occhi dell’aquila dall’empireo cielo

prigione buia

guardano i formichini proliferati

puntini puntini

nuvoloni di fame che accerchia la tempesta

come dalla causa l’effetto è dato il fiore

di questo specchio infranto il lume

la vista spazia alle ali aperte

sul vento della fortuna

che pietà non sente

e parte non prende.

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requiem

Così com’è.

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Girotondo delle frottole

fanno la corsa per la vita

fuori dentro il cimitero

morto vivo nello specchio

vivo morto dentro il secchio

tira su dal pozzo vuoto

quanto vale un fico secco

questa è storia che non tocca

falso è vero chi l’abbocca

vero è falso tappa il becco

ogni giorno è da creare

improvvisando in riva al mare.

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rima pazzerella

De erotica.

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Sesso suino, grugniti, fottere fottere che altro? Nei fatti è una cosa, naturalmente soggettiva, ognuno lo fa come sa, a parole è un’altra cosa, si immagina, si dice, si scrive, si sogna.

L’immaginario collettivo, si trova di tutto, da de Sade a vattelapesca, l’industria del sesso prospera su seghe e ditalini, bambole gonfiabili palloni per aria da far scoppiare e precipitare al solito nulla.

L’immaginario del sesso, una montagna immensa piena di grotte, ognuna tipo fumeria d’oppio londinese dell’800, in ognuna un fumatore perso nelle nuvolette che espira, le immagini che si vedono sono per lo più banali, le solite scopate da film porno, è raro trovare qualcosa di originale, di unico.

Per scrivere si usano parole, siamo noi che scorriamo mentre si legge, chi scrive non si immedesima nelle cose che scrive, sta al di fuori, guarda, crea, plasma, qualcosa tipo un mondo di cannibali, il peccato castratore, sfonda, libertà a sangue freddo, si può dire scientificamente, la psicologia.

In una grotta, questa in particolare ha la forma di una capanna appesa ad un albero, una capanna che sembra un frutto a forma di cuore, carnoso, sanguigno.

Il sognatore è un uomo adulto, non diciamo l’età, vestito di piume variopinte, coricato su una grossa lingua rossa che fa da materasso sul pavimento. La stanza è in penombra, il sognatore adesso è nudo e si sta massaggiando sovrappensiero il cazzo. Improvvisamente si spalanca una bocca come una porta ed entra una bambina sui sei otto anni, molto graziosa, vestita con un abitino corto bianco che le lascia le gambe scoperte, è scalza, in testa ha un cappello conico da fata anche questo bianco con dei nastri luccicanti sulla punta.

Si avvicina all’uomo che la guarda con evidente appetito, con la mano le accarezza le cosce e sale a frugarle sotto la gonna, la bambina è senza mutande, poi si porta la mano alla bocca leccandosi le dita con aria soddisfatta.

Il cazzo è diventato duro, enorme, di sottofondo si sentono grugniti animaleschi molto eccitati, l’uomo afferra una gamba della bambina e la spinge a sedersi sulla sua faccia, la bambina muove il ventre come danzasse spingendolo contro la bocca, naturalmente non si vede però si può immaginare che l’uomo le apre la fighetta con la lingua e poi gliela infila dentro strusciandola contro le pareti vaginali infocate, va avanti qualche minuto poi l’uomo la morde selvaggiamente, il sangue inizia a scorrere, l’uomo lo beve avidamente, l’abito bianco si tinge di rosso, la bambina strilla, la danza si fa forsennata, si gira e con un urlo disumano si abbassa afferrando con le mani il grosso cazzo dell’uomo, apre la bocca e inizia a spompinarlo fino a farlo venire, inghiotte lo sperma poi con un morso deciso gli trancia la cappella, lo stappa, e si mette a bere il sangue a garganella…

Usanze alimentari di altri tempi, questo nel sogno, dato che anche la bambina sogna potrebbe essere uno sdoppiamento onirico che avviene contemporaneamente, il risultato sembra di vedere Tartini suonare il trillo del diavolo mentre Margherita scende all’inferno e Faust rimane dannato.

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de erotica