Essere e maschera

vulcano

onde

Essere e maschera, uno è nome e l’altra è forma, singolare e plurale, tante maschere, facce più o meno da culo, abitudine, porco comodo eccetera, autocritica, la misura dell’uno, lo standard, tutte le altre misure sono zoomate in piccolo ed in grande dello standard quindi non reali, il pensiero e l’intenzione attiva, si clicca sul nome e lo zoom fa apparire sulla faccia la maschera nominata, ognuna recita la sua parte, copione trito per l’occasione, fin qui ci siamo ma la faccia vera dov’è? È lo standard?

Il non essere è tutte le cose che l’essere non è, psicologia statistica, i soldi il tempo a disposizione vegliare dormire i sogni, livelli di possibilità ogni livello così fan tutti, adeguamento, lo standard è così fan tutti? Tutti è plurale quindi forma e la forma non è nome, l’essere è solo una parola, il significato oggettività variabile, allora chi è?

ponteQuel che si crede di essere, essere non è credere, una cosa certa che si può vedere e toccare, all’intenzione segue l’azione, riflessi condizionati, probabilità, se uno ha fame va a caccia, sul campo si conquistano i galloni, il mondo delle maschere va da una parte l’essere da un’altra, negarlo si prende la forma non negarlo è solo un nome ed il nome si può cambiare a piacere e la forma rimane invariata.

Ereditarietà del nome, il pedigree dei cani, i pensieri sono tanti, tanti è plurale quindi forma, pentolone di pensieri che bollono, fuoco di noia, se si agisce è comportamento, l’esperienza, lo scudo contro le intemperie, ombrello d’acciaio, i fori per guardar fuori dalla tomba, quel che si vede, le ombre della caverna di Platone, quel che si crede non è la realtà, quel che non si crede cos’è?

Bella domanda, la domanda è una quindi nome, la risposta è forma, lungo elenco a cascata, ancora i livelli statistici, le possibilità, arriva l’autunno e l’albero si spoglia, le foglie cadono, rimane nudo, senza maschere, senza risposte, in attesa della primavera per rifiorire a nuovo.

ponte

Fantasia vagabonda.

P9160002b

 

Contra punctum. 

Un libro da aprire la natura,

sogni illusioni…

un gran magna magna, fontana di giovinezza,

ospizio per poveri vecchi,

giocattolo tra le fauci del tempo,

deposito d’aria,

macina di denti affamati,

rutti scoregge…

Scorre dalle vette innevate precipita cascata di vita

slingua il fiume allargandosi a mare

onde uragano oceano alle nuvole

il vento motore accelera romba rimbalza

canta fulmini boati

bistecche polpose al sangue

bolle il mosto rosso vermiglio,

profumo di vino, ebbrezza…

A caccia nella giungla spietata brillano gli occhi,

pietà un soldino, la carità

la preda la vita sopravvivere

pollai cintati, chat e Chatterly

le fauci stringono la gola, il sapore del sangue, l’estasi

televisori accesi, antenne tra i tetti, i gatti

notte, brillano le stelle, nascosto nell’ombra il ruggito della tigre

silenzio.

                                                                                                                                  tigre

 

tra le nuvole (2)

            Ermetico doc.

Tomba d’anni velata la carne l’abito di una suora

                      dimenticata sotterrata da scudi di ferro

                               per causa ignara d’effetto e d’affetto,

                                                                dorme nel sepolcro,

sogna paesaggi incantati la cagna in calore,

      represso, mai smesso, con permesso di confessore.

 

                            Rimbalza il testimone sui picchi del tempo,

                      teatro di scheletri i vestiti alla moda,

               parole sui grani di sabbia,

polvere di deserto che avanza a ricoprire la stanza

                        d’onde d’oblio

     i millenni sul primo giorno diviso a metà,

                             il rock duro degli AC/DC…

 

   Una spina nel cuore del tempo,

             lo spazio ristretto d’angustie sottotetto,

          la favola s’apre al gocciolare di monetine d’oro

                           su un gong di Sapporo,

                pagine di un mondo a tutto tondo,

                         levata la spina è alba sul giorno che nasce…

tra le nuvole

3

        Fantasia vagabonda.

Cerca l’arco teso il bersaglio da centrare

   qualche cosa c’al prurito val la pena di grattare,

   ci son polli quagli e allocchi tutti quanti con bei gnocchi

                  ma non gusta per tirare,

caccia cerca quel che freme

    sangue fresco che non teme,

      dell’idea che par bella

              far di più è la favella,

                   qui non c’è da pescar cacchio

                       che sia meglio d’un abbacchio…

          Per non fare come il piffero

            che portò i topi al pero

        ben conviene al mio sentiero

                     stare senza alcun pensiero,

vagabonda fantasia va per caso e frullo d’ali

   a cercar su altra riva dove mettere gli occhiali.

fiori

Tra le righe di una poesia.

fuocob

Prospettiva all’infinito indirizzata al cul de sac

sul mare ondato a paccottiglia

mal galleggia la bottiglia

abbottonata nel suo frac.

L’infinito è un nome, logica il nome non è forma la forma dell’infinito non è infinito e se non è infinito è finito. Fenomeno ciclico da zero a tot, si guarda, lungo rettilineo d’autostrada, corsia larga dieci metri, via via che lo sguardo percorre la strada i bordi si stringono fino a toccarsi sul fondo in lontananza, all’orizzonte, lo sguardo si mette in moto e avanza, quando arriva a quel punto la strada e nuovamente larga e l’infinito si è spostato in conseguenza sempre all’orizzonte, lo ha fatto ad ogni passo, corri o piano Achille è sempre dietro la tartaruga. tempo

Bisognerebbe considerare una relatività nuova che si capisca, la logica pura è un movimento, ad ogni enunciato segue automaticamente il successivo.

Introduzione al concetto di figura remota o relativa, se guardo un pallone dal diametro di dieci metri alla distanza di dieci chilometri vedo un punto, avvicinandosi sembra un cerchio e davanti agli occhi ritorna pallone.

Relativo alla distanza, un metro è metro davanti agli occhi, a venti metri sembra un centimetro ed all’orizzonte diventa un punto, ci vuole il cannocchiale per vederlo, a questo punto lo posso zoomare a piacere e fargli prendere tutte le misure intermedie stando fermo.

Si può considerare il cerchio una figura intermedia tra la sfera ed il punto  prospettico all’orizzonte, il sole e la luna per la distanza si vedono piatti, quindi cerchi ma sono corpi sferici. lampadina

La sfera è un nome, logica il nome non è forma la forma della sfera non è sfera e se non è sfera cos’è? Esempi da confrontare, una lampadina accesa fa una luce tutt’intorno di forma sferica ed il diametro della sfera è relativo alla potenza della lampadina, questa non ha forma sferica, è formata da un filamento a spirale, la spirale se la guardo davanti agli occhi è spirale, ad una distanza tot, messa in orizzontale, la vedo come un cerchio, con la luce una sfera.

Si potrebbe ripetere il giochetto con il quadrato ed il cubo e con qualsiasi altro poliedro, a questo punto, senza trarre conclusioni sulla via da percorrere, si vede una figura reale solida e tridimensionale ad un limite e poi una sequenza di figure relative non reali che dal volume passano al piano fino al punto all’orizzonte che può essere allungato con l’aiuto di un cannocchiale che permetta lo zoom. Qualcosa del genere fa il computer quando pesca i file nel pozzo del web.

La filosofia si limita al universale e non tratta il particolare, logica il nome non è forma la forma del universale non è universale e se non è universale è particolare, il particolare della filosofia è collegare tutte le scienze in modo che quel che non si capisce in una lo si può capire osservando un’altra dove si capisce. Naturalmente questo discorso non riguarda solo la fisica.

Il particolare a sua volta è nome quindi la forma non è particolare e se non è particolare è universale, infatti avvicinandosi ogni particolare lo si può ancora dividere in diversi settori ed ogni settore avvicinandosi si divide in altrettanti settori e si può continuare, la filosofia il punto reale, tutto il resto quel che si vede relativo alla potenza illuminante…

Zooma lingua di memoria ricordare un mal di dente

zombie d’anni giù impilati sulla coda del serpente

lecca solo quel dolore

fatto cerchio nel suo amore

brilla luce snaturata

che la coda s’è mangiata.

 

Gusto poco peperino

pisciò a letto quel mattino,

“sembra grande ma è cacchino”

or che strada ha fatto scuola

cambia al tempo le lenzuola.

spirale

Il linguaggio delle immagini.

Il frecciatore.

1

2

I macachi hanno un nuovo imperatore.

Come si chiama?

Mikaco Shimunito.

Ti ho chiesto il nome non la forma.

————–

Identità del se e del ma.

struzzo b

Che cosa stai sognando?

Di vivere.

————–

Il limite della pazienza.

achlle

Scansati ho fretta!

Dove devi andare?

 ————–

La famiglia ideale.

il popolino

Bambini, sempre bambini e mai un carrubo che mi piacciono tanto.

Booooooooh? Muuuuuuuuuh!

                                                                                                                                                                                                          ————–

                                                                                               jack Scatarra

HUMOUR (4)

Il mondo dei più.

dipinto su fotogramma

Sul confronto della scala cromatica dove il do uguale a zero che dà inizio all’ottava coincide sempre con il si diesis della scala precedente si può dire che ogni idea nasce da un’idea precedente realizzata, nell’evoluzione della tecnologia industriale si vede di più, nelle scienze umanistiche e teoriche  meno.

Il mondo dei più ed il mondo dei meno, pesca nel torbido, in geometria almeno che sappia non esiste una retta divisa in due, una parte positiva che va da sinistra verso destra ed una negativa che va da destra verso sinistra, si è mai visto un architetto progettare una casa con i numeri negativi? Dire ad esempio ad un muratore di tirar su un muro alto meno dieci metri? Oppure tagliare una stoffa di meno due metri per fare un abito? Qualcosa non funziona, la matematica teorica è da riscrivere, ci vorrebbe un filosofo del settore, probabilmente l’idea è quella delle rette parallele con il punto d’incontro, il fenomeno è uno spazio compreso tra due limiti quindi uno è quello dello zero e l’altro a tot, dipende volta per volta dalla misura su cui si lavora, un sistema binario con la forma di un fuso, sul livello superiore i numeri vanno da sinistra a destra e su quello sotto al contrario, tornano indietro come nei livelli del computer, la logica il superiore non è l’inferiore, il non è inverte, se non è avanti è indietro.

In informatica esiste solo lo zero e l’uno, logica il nome non è forma l’uno non è lo zero, l’uno è nome e singolare, lo zero forma e plurale, uno zero dialettico che non è l’uno ma può essere qualsiasi altro numero o misura, la forma dell’uno. Come dire, il due è uno più uno, il tre è uno più uno più uno e via così, la misura dell’uno moltiplicata e uno più uno più uno fa tre che è una parola singolare, quindi nome. Numeri nomi messi a limite di forme misure tanto per intendersi e come nella scala cromatica e nell’idea ogni numero nasce dalla misura precedente realizzata.

Nonostante il paradosso dei numeri negativi l’algebra funziona, è solo questione di cambiare la figura.

I numeri negativi nella mentalità, il mondo dei più ed il mondo dei meno, per il nominalismo di Kant i meno trascendono dal punto finale del fenomeno, nell’algebra dallo zero, infatti la logica il nome è forma lo zero è… il punto finale dell’infinito quindi l’infinito è zero e l’inizio è la fine. Da zero ad infinito non si può calcolare uno spazio finito, la logica non quadra, un paradosso, la figura del punto d’incontro all’infinito delle rette parallele che coincide con lo zero è solo teoria, nome senza forma, forma negata, se non è forma è nome, quindi numero ed il numero è uno, una parola. cimitero

Parole, favole, nella figura si vede lo spazio tra lo zero e l’infinito compresso e identificato sullo zero, su un limite e da qui viene fuori l’idea non realizzata nella forma ma solo nel nome di un immenso cimitero piantato a croci, il mondo dei più e di contro i meno cioè i vivi, il nome è forma, il morto è vivo e l’identificazione è conseguenza.

L’evoluzione, un universale cioè una forma che cresce, una sfera in continua espansione con una durata da zero a tot, la forma universale è composta da parti, Hegel direbbe gli universali minori ed ogni universale minore non è il maggiore quindi ha la forma del maggiore, cioè una sfera che cresce e quando le sfere si toccano si arriva a tot e succede un patapum!

Su questa idea realizzata non è facile svilupparne di nuove, si leggono e si scrivono sempre le stesse stronzate, da una nasce l’altra, intanto fin qui ci siamo…

filosofia

Abbozzolo.

farfalla

Quando arriva la farfalla tutti i fiori aprono le gambe e fanno uscire il loro far ww 6profumo, fiore inizia per fi, un prefisso, che c’è d’altro che inizia per fi? Filtro, fisarmonica, finocchio, figa…ecco, la figa va bene, mi piace, un prato di zoccole di tutti i colori a gambe spalancate con la figa all’aria, arriva il farfallone ed esce il profumo, chiamarlo profumo forse è azzardato, diciamo esce l’olezzo, termine ambiguo che può indicare sia una cosa che l’altra.

Gli animali hanno il fiuto più sviluppato, l’uomo certi odori non li sente, almeno da lontano, chissà perché, senso limitato, forse l’abitudine, forse come gli ultra suoni non sono percepiti dall’orecchio esistono gli ultra odori, potrebbe essere una spiegazione, è probabile però che l’olezzo anche se non recepito entri nel naso, minuscole particelle di puzza di figa che vanno a colpire dei recettori causando chissà quali reazioni chimiche e non solo.

farfalla         Il farfallone in questione naturalmente è un cazzo, vola con le palle che girano a elica, viene avvolto dalla nuvola di olezzo, lo si vede barcollare ubriaco, vola di qui, di là, i fiori son talmente tanti, avviene la reazione e gonfia gonfia, alla natura non si comanda, sniffa a caso adocchiando i colori, l’appetito della specie, bramosia, golosità, ferocia, si è ripreso dallo stordimento iniziale e si tuffa su una spagnola rosso fuoco coi petali imbrillantinati di rugiada, ficca la proboscide turgida a più non si può nell’ovario e tira su, un assaggio, il fiore si contorce languido ma lui vola subito oltre, un’inglesina con lo stelo arcuato alla pecorina, ci infila il tubo e sugge, non male, s’alza nuovamente per calare su una cinesina tutto pepe appena sbocciata coi petali inzuppati di timidezza, ficca l’arnese e tira, una delizia ma è subito per aria, ormai si è abituato, dalla confusione d’odori iniziale sta cominciando a distinguere i profumi, ce ne sono di delicati e di bestiali comunque tutti buttano a campana, rintocchi a martello, assaggi da intenditore, toccate e fughe, lingua che schiocca soddisfatta, salta su un’australiana di Sidney coi pistilli che tintinnano di goduria, su un giglio nero del Kenya dalle labbra purpuree e la lingua tutto fare, su… intanto si vedono accorrere altri farfalloni a sciami, una lunga fila davanti al botteghino, il registratore di cassa trilla rovente, incassi alle stelle…

L’idea è buona, realizzarla non sarà facile ma non abbiamo fretta.

farfalla

Tra le rive.

Poesia.

tra le rive

          Parole.

Acqua che scorre da un rubinetto chiuso

          s’immagina

folletti tra i fiori scambiarsi le mutande

quadri con picche puntute finestre aperte sul sentiero

          la notte

tra i rami del bosco filtrano i raggi di luna

   il ragno li tesse

tappeto volante in viaggio nella fantasia

   polvere di deserto

arido tempio fra le stelle

la semplicità in un bicchiere di piscio da bere in un sorso

    stride al contrasto

           ride

           chiuso in quel giorno, quale giorno? 

 

Oggi soltanto saltando quel tanto che ingombra

       pelle di specchio in frantumi

          palazzo di vetro

     un posto tranquillo per rollarsi la canna

       vaghe nuvolette svaporano nell’aria

      sogni… gab

         folletto

 

pantera

        Sfumature.

Amante distratta sulla strada puntato il mirino sfumatu

                  saetta affilata si lancia

             boato di tuono esplosione

        s’alza l’onda lunga lingua a leccare

   il culo della questione

“un bestione si sa ma fa l’occasione”

   sfumature le parole pennellano il padiglione

       la cracia dei piedi per il lungo cammino

       il sentiero serpeggia sull’orma tra l’ombra d’una bomba

             s’allunga tra gli anfratti della piaga

         pus fresco che cola lava di vulcano tra le fiamme eccitate

      colore di pesco fiorito

    il sole lo bacia al giro di boa,

         aria tra le pagine del tempo. gab[1]

sfumature

 

bambola

Serenata.

Occasioni da cogliere sull’albero del caso

in giro per la vita andando a naso

cova l’idea intanata a casa

che dal teatro di illusi se n’era ’vasa

re regine conti e duchesse

fan girotondo sulle carni lesse

foglie ingiallite d’un vecchio bosso

che tremulo vento conduce al fosso.

 

Suona la lira un satiro stanco

di cantare lagna sul foglio bianco

note scordate di versare in banca

sangue e sudore della scarsella franca,

Eco non vuole puntare al gioco

l’abito smesso di prender fuoco

solo a vederlo alzare i tacchi

ahimè dolere si presta a sacchi…

 

’giunge la via parole rotte

che sole al tramonto conduce a notte

tutte le stelle che brillano ratte

porgono al seno il caldo latte

mangia la foglia il parlar segreto

che nulla ragiona d’alcun divieto

nuda la pelle non porta data

solo il piacere d’una serenata.

i fiori del male

Tempo di vendemmia.

uva

Il piacere di cagare, ah!  Un estasi… sedersi sul cesso e alè, gustare lo stronzo che scende placido e poi splash, liberatorio, la leggerezza, il volo, il benessere. bacco

Un chilo d’uva al giorno è l’ideale, l’effetto assicurato, meglio di qualsiasi purga e oltretutto non dà caghetta, gli stronzi di settembre sono i migliori e forse solo quelli che hanno avuto la fortuna di nascere ai tempi che l’uva si pigiava coi piedi ed hanno danzato nelle tinozze possono capire, il profumo delle vigne, il sangue che sgorga, il mosto che bolle, gli assaggi di prova.

cagata d'uccello

 

Piacere indicibile, negato, i limiti del fenomeno digerente, un corpo diviso in due, la bocca è bene ed il culo è male, in filosofia uno è nome singolare e l’altro è forma universale, per la logica pura il nome non è forma quindi la bocca è solo un nome ed il culo il resto del corpo, per il nominalismo il nome è forma quindi la bocca è culo, la distinzione è data da un giudizio, uno buono ed uno cattivo della stessa cosa, d’altronde faccia da culo è un termine corrente e non c’è nulla da stupirsi.

La liberazione del culo, alla grande, cagare, pettare eccetera, toglierselo dalla bocca, cantarlo ai quattro venti, abbuffate d’uva… meglio far lavorare le campagne che gli ospedali, discorso bloccato, la psicologia dell’io, se gli si toglie il potere di criticare, di trovare sempre il male altrui per passare per buono non sa più che dire, si perde, si annulla, una bocca che maligna il proprio culo, il proprio corpo ed in questo modo si trasferisce nel pensiero dove continua a malignare, negare tutto e tutti per poter esistere.

Una mentalità nuova da scoprire.

 

aereo fctt

That’s the question.

Bestiale.

digital art

Essere o non essere, qualunque cosa sia è già scritta, sta sotto il foglio, bisogna grattare e farlo venire a galla, l’essere è uno, il soggetto, il non essere è tutte le cose che l’essere non è, l’oggettività che naturalmente per sé è e di conseguenza non è oggetto.

Specchio burrascoso, oceano tempestoso, lungo elenco di non è alla ricerca dell’essere, volano maschere, porchi comodi, abitudini, canestri di palloni gonfiati, qualsiasi cosa distorsionecomunque non è, fuori dal pensiero, dal sapere, dal nome, quel che rimane…

Una carica di bufali a corna protese contro il bersaglio, che importanza ha? Va be’, è andata così, fin qui ci siamo, una cosa che mangia e caga poi fa tante altre cose ma sono optional.

 

 

elefante-lento.gif

Ossi di peppia.

sul molo

La guerra di Piero.

Le tante facce dell’io in fondo al pozzo

eco frangente di specchi smarriti

stigmate datate su un disco gettonato al juke box,

suona la nenia chi questo e chi quello

quando non resta che fottersi la noia

“la vita uno straccio gettato al pattume”

senza ricordi rubinetto di ore

sgocciola piano sul filo d’un fiore che s’apre,

alza il profumo alle nuvole

e vola lento nel mare di nulla…

gab

 

 

arte

Il confine,

il segno tra il chiaro e lo scuro,

il filo di corrente che cinta le vacche al pascolo,

l’hardware,

finito il cibo si devono spostare in un’altra cinta e via così,

per le vacche…

 

Il serpente striscia tra i sassi arroventati,

sfrega su pagine scabrose,

pomice di sogni avvelenati,

tra i piedi calpestati dalla strada,

sotto le gonne contro mutande di sangue duro,

tra i denti masticati da insulto e minaccia,

sulle unghie della tigre sfoderati alle stelle,

stretto il passaggio la pelle scorre e abbandona,

fuori un nuovo giorno, le ali aperte all’orizzonte.

vacche

Schizzo

L’uccello.

Far cicala tutto l’anno

vita beata senza affanno

ricco solo d’aver niente

da spartir con altra gente

contro il fato che bombarda

peta il culo a banda larga

splende il sole o tuona lampo

non si piega dal suo stampo.

 

Odio e amore non conosce

nel grattarsi tra le cosce

arde fuoco di passione

nel sfondare ogni portone

bello è andare a vendemmiare

nelle vigne in mezzo al mare

sprizza l’uva il sugo amaro

ma è dolce al palombaro.

 

Ogni dì s’avvera il piano

di star fuori dal pantano

tutto è gioco al suo dovere

speso in vista del piacere

beve a fonte d’allegria

nel burlar qualunque sia

ali ha pronte nel cassetto

per volare ad ogni effetto.

papero

Le più belle d’agosto.