Carità pelosa.

 

Apre gli occhi realtà

su un mondo che non va

criticare viene facile

alternative più difficile

fanno figli come cani

senza cura del domani

nel porcile ci si ingrassa

coi maiali a batter cassa

piove manna a occhi chiusi

nella sporta degli illusi

vanno i ciechi a brancolare

verso i gorghi in fondo al mare

dove i matti sono matti

il dottore acchiappa i ratti

tale bestia non ragiona

se pagliaccio si sbottona

il macello della storia

pare favola senza gloria

il perfetto è come è

  a campare senza perché.

carità pelosa

Requiem.

 

Se fossi morto non lagnerei

di grassi vermi sarei banchetto

polvere d’ossa al tempo lascerei

di un’altra vita a tirar carretto

.

Infima parte del grande mondo

parola stonata nel vocabolario

scorre l’onda girando il tondo

giorni strappati al calendario

.

Fuoco fuochino trovar l’allegria

tremula luce nella muta notte

in braccio a fortuna lungo la via

di noi e di vino matura la botte.

 

requiem

Yoghibubumachia.

 

Bocconcino d’amaro amore

per addolcire il silenzio

di parole vaghe nel vuoto pensiero

in cerca del transatlantico

sconosciuti la via il porto l’ora…

.

Anime morte all’umana specie

al di là dell’essere super dottrina

pasto farcito d’insalata russa

.

Spiga di grano arrossa il sangue

bentornata frusta.

stazione

Platone.

 

Stando lì a grattar le palle

esce il genio del pisello

desiderio e questo e quello

a piacere di rosse e gialle

.

Amare solo libertà

quale essere senza avere

ali aperte da godere

in ricchezza o povertà

.

Pesa in piatto la pagnotta

di quel fare chiamato dire

porta aperta per uscire

vita d’ombra nella grotta.

 

boucher _leda_e_il_cigno

Satira sfocata.

 

Far lo scoglio in mezzo al mare

sbattuto a tutto andare

dall’acque che d’onda incazzano

dai venti che al frullo strombazzano

dai fulmini che di scossa ramazzano

.

Ohibò che non lamento fischia

quel che a piacere gioca la mischia

e che a godere di sborrare rischia

.

Bei giorni a zappettare la vigna

tra le rime che l’uccellare ispira

sia di riguardo a rogna e tigna

grattare le tasche senza una mira.

notturna sfocata

Il cazzo Cenerentola.

 

Spinge fuori desolazione

la strada che chiama

i tentacoli aperti

all’abbraccio mortale

.

Lusso e cucce di cani

dove l’ala tocca vola

la bellezza del far di mani

lava d’oro il vulcano cola

.

Tutta la vita un solo giorno

coi pastelli a colorare

il grigio tran tran che cuoce il forno

null’altro pane da reclamare

.

Attende il treno alla stazione

l’ora che segna la celeste trama

senza sicuro d’essere certi

acqua che scorre nel suo canale.

giostra

Il tuffo.

 

La pagina di carta

pennellate il colore dei sogni

impalpabile fantasia

.

Alla finestra la realtà

tapis roulant prende e trasporta

cingoli di carro armato

.

da cavalcare a pelo

per non venire schiacciati

dai capovolgimenti del caso

.

Indugi alla finestra

una fetta di torta e marmellata

  fa dolce la bava…

goccia

Piacevole immondizia.

 

Al margine del branco

ci sono tigri e leoni in agguato

non ne scappa uno

dal cerchio che chiude

.

Stracci rifiuti sudiciume

nulla di appetitoso anche solo

per uno spuntino veloce

cotanto fetore che riempie la bocca

.

Sulla linea del chiaro scuro

lì si mangia di là si è mangiati

ma qua nel letamaio

volano le mosche senza pensiero.

piacevole immondizia

Metal.

 

Spostarsi per trovare parcheggio

la vita di una macchina

uscita dall’utero in rodaggio

.

navigata in autostrada

nei motel della vita

tra una sosta e l’altra

.

pietre miliari tirate dietro

cozzo dopo cozzo

un grattacielo

.

all’ultimo piano l’elicottero

delle pompe funebri in attesa

di rottamare

.

si sta bene al piano terra

non si guarda su e se si cade

si è già in piedi.

Metal

Diesis.

 

Passato il tempo di giocare con le

bambole

che s’aprono sbrodolando

al tocco di lingua

.

Ma che tempo è adesso?

.

L’essere ancora là

e non qua

a vedere la mano far calli

dal lungo menare…

.

Mezzo tono d’accidente

messo in asta a sventolare

l’occasioni perse

la fuga lo scampo

.

Presente mare il galleggiare

con quel che è

per non affogare.

diesis