Fuochi gallici.

 

Digerire bulloni arrugginiti, ferri da stiro

scassati, bidoni d’immondizia,

baldracche mummificate, peli di culo di Mammut…

va be’, poi si fa il ruttino.

Musica di contrasto, accostamenti elettrici,

scintille, su e giù di pistoni, animazione

di platee gremite svolazzanti intorno al

palcoscenico.

Luci della ribalta, recita a braccetto,

l’idea per un regalo, comprare un’ ascia robusta

e maneggevole e tenerla a portata di mano

poi godersi lo spettacolo.

 

boot hill

Se non avessi avuto i denti marci ti avrei baciata.

 

sasso (2)

Pensare altro

precipizio sulla realtà

zero

zufola do re mi fa…

volo ad ali aperte

tintinnar di musica

noterelle nuvolette paroline

pizzica il culo alla bella addormentata

strilla

la fata la bacchetta magica

lingua aguzza stantuffa

la righetta bagnata

fresca rugiada

lecca sorgente di vita

penetra uccide

rinasce

cascata impetuosa

il mare l’onda il tramonto

rosso fuoco.

Animazione4

Chissenefrega.

 

Leccata sul filo del rasoio

tira il petto

sprizza il sangue tra le parole vane

aria raffinata

danza aerea in un nodo scorsoio

brillante progetto

ardente sbavata d’un figlio di cane

finisce in cagata.

Ruvida pelle mani callose

peso che opprime le spalle d’Atlante

beghe ritrite d’azioni pallose

pesca dal mazzo il segno d’un fante.

Effetto al macello che squarta i maiali

ruota il sole

sussurri d’insulti al verso che frega

girano le stelle

causa un sussidio d’incerti natali

scorre l’acqua

non cura altro che chissenefrega

l’onda del mare

chissenefrega, chissenefrega…

contrappunto

Rivoluzione!

 

Un mondo di parole divise dal muro avanti e dopo il tristo, le belle parole al nobile aere le male parole indietro nel tempo, c’è gran cagnara alla porta della poesia, parolacce lacere e misere pietano d’amare ma il tristo ben pensante vieta di entrare, di merda di madre siamo fatte di lettere gridano queste rombando proteste, che fare che dire in un mondo di matti?

 

Su una salsiccia di merda appena cagata

ronzano gaie le mosche per il grasso banchetto

pioggia d’oro di piscio che scroscia beata

raggiante al tramonto d’un sole galletto…

Lassù in cima al trespolo cagando enunciati

in testa ai filosofi a ronzar defraudati

sputando catarro a grumi giallicci

profumano il peto d’aromi mollicci…

Il cazzo stantuffa la fica baffuta

stridono gli affanni tra i peli del culo

sapore d’uova marce al fiato del mulo

si beve d’un sorso la baldracca goduta.

rivoluzione

San Giocondo.

 

Allunga il collo far progetto

pronto al colpo di mannaia

male per bene in scomodo letto

   menano a suon di can che abbaia…

 

Fiume di sangue gonfia la diga

cascata d’impeto vuole sfondare

cozza a rimare la solita sfiga

    senza alcun santo che possa giovare…

 

Effervescente buon umore non perde colpo

stella che brilla sul tetto del mondo

sorride natura ai morsi del polpo

merdaccia a concimar con passo fecondo.

 

osso

L’ombra dei me.

 

Cava poco cercar di rogna

da grattar finche ce n’è

raccatta il succo della fogna

piscio e cacca per i beté…

Tintinnar di quattro soldi

sciacqua il culo nel bidè

conta in tasca ai manigoldi

re dei giuda che fan per tre…

Vano sogno è questo mondo

canta il gallo coccodè

fatto l’uovo senza fondo

cova il ragno i suoi perché…

Posa l’arte che non rende

strada il giorno quel che è

sfascia il cazzo dalle bende

lingua al moccolo va da sé.

notte

Piazza Allaria.

 

Pagliuzza ai capricci dell’Opera

tramontati gli anni, soli, uno dopo l’altro

all’orizzonte di oggi

software dalla cornice dura

uva che bolle nel tino

ubriaca progetti affanni sogni

nel cestino dimenticati

fantasmi di ieri la tomba aperta

della storia si specchiano alla fonte

tira i fili burattino

fragile guscio nella tempesta

naviga sull’onda

del formicaio.

piazza di Mombercelli

Stornello al “fringuello”.

 

Che rompe che aggiusta

mangiare e cagare la lingua s’aggusta

che tuona che soleggia

ruttare fa paio con sonora scoreggia…

Piacere di vivere un solo momento

uccello pennato che canta contento

volando tra i rami della buia foresta

su un raggio di sole che illumina a festa

il giorno si gode la notte s’uccide

per rinascere all’alba rugiada che ride

dal nido alle stelle racconta la favola

s’arriva a braccetto apparecchiata la tavola…

Che pena che gioia

pettare e ruttare si cheta la foia

che spompa che attizzi

 mangiare e cagare son’ i meglio dei vizi.

stornello

Chicchirichì!

 

Frena la lingua calcando il piede

sull’orma la storia fiume che scorre

nell’alveo probabile che non si vede

tenebra d’ombra il ponte alla torre…

Enigma sussurra civetta tra i merli

parole gli incanti appesi allo sgozzo

mura sonanti di cotiche pelli

specchian le stelle dal fondo del pozzo…

Fresca cascata che sgorga dall’aia

spinge fortuna con mano sicura

sogni a russare in castelli per aria

segano acqua d’allegra natura.

treno 2

L’uccello di fuoco.

 

Vestito di fuoco la musica vola

parole colori immagine la fiaba

fate e folletti per le vigne abbandonate

strisciano le radici solleva la terra

una zappa tra le dita solca la via

un asino raglia in lontananza

l’alba che sorge

insensibile pietra gelo rovente gioiosa tristezza

nuvole di fantasia scorrono nel cielo di carta

frasi allegre e spensierate

silenzi

il battito d’ali

l’orizzonte…

ciabot