Tic tac.

 

Nel silenzio della notte

sospira una banda la sua marcetta

alle stelle bige di fioco lume

infiammano i tetti

lunga colonna di tegole e camini

fumano il filo d’una giostra incantata

fiume di buon umore, oceano di champagne

spumeggiante ebbrezza del navigare

che gira su l’ora

     tic tac tic tac…

  giungla

Deriva dei sentimenti.

 

Peli vizzi ma che importa?

Porta in nuce la sua gemma

zuccherino sulla torta

per fiorire a nuova flemma…

Mezzasega si fa in quattro

la gavetta s’è scordata

corda vibra con il plettro

fischia aria di petata…

Del rottame che è rimasto

con la spada di burrasca

rughe e lagne non vuol pasto

frulla andar uccello in frasca.

passero

Im“polina”zione d’ape.

 

Il piacere di guardare

calice il solo momento

sull’onda la musica la tua luce danzare

sciolta nell’impeto tumultuoso che infoca il vento…

 

poesia distillata goccia a goccia

effervescente succo furor di tempesta

cavalcata selvaggia d’ubriaca follia

splendore lapilli erezione del vulcano in festa…

 

fontana d’emozione sensuale stella

da bere alla russa d’un sorso puro

ebbrezza piacere amor di favella

attimo il giorno e fracassare al muro.

 

impollinazione d'ape

Ritmo, rombo e catapulta.

 

Pile di libri

i tasti della macchina da scrivere

lettere e note volano fuori dalla finestra

tant’anni a sentir cantare gli uccelli

           il mattino

le stelle sul tetto girar la notte

i fantasmi danzare sul muto giorno.

Ma va là che se la spassa

quanto e tanto che l’aspetta,

sull’amare il pesce in lenza…

La linea da varcare

per l’andata che non ritorna

tutto sta a fare il passo

piombo in altalena

silenzio d’attesa

nudo uscir dall’uovo

a nuove piume.

Dolce tatto senza fretta

sniffa il segno che sconquassa,

si fa gioco di pazienza.

tender

continua…

 

Dadi bulloni fil di ferro ruote che girano clic clac zuc zac carabrac! Cigolii da brividi scoppiettii buttallaria cerca parola papparolla la macchina lo specchio non si ama non si odia non è più non è meno video game si guarda…

Nella aia ridono i polli il boia si impicca ma non molla la mannaia nell’arena entrano i leoni morsi graffi ruggiti squarci squarti scarti d’immagine strilla volano code di gatto senza fusa sberle all’aria teatro spettacolo scorrono i nomi totalizzatore alle stelle il pubblico esulta solo mandibole che masticano gnam gnam rutti scoregge sbadigli gli struzzi chiudono gli occhi sorge il sole il mare le onde la riva orme che camminano sulla sabbia… invisibile…

Scontro tra titani ma dall’altra parte non si vede niente, illusione, manate d’aria coriandoli evanescenti silenzi dicono ma è silenzio che dice? Val la pena questa vita straccio da buttare l’immondizia concima la terra passa l’uccello caga dentro c’è il seme s’apre s’alza la pianta foglioline il fiore arriva la farfalla si posa le ali stanche intorno l’orizzonte e la strada

 

continua

Sgocciolii di cesso e latrina.

 

Sguazzar nella merda di un solo dì

senza lagnarsi se piove pipì

tener su la testa dal denso liquame

tra mosche e tafani che pietan la fame

il vento sonoro lo petan i malanni

tra rutti e sputacchi sì gravi d’affanni

fiorire di musica colore ardita poesia

meteora che al culo trascina la scia

se scarsella l’indora di poco quattrino

si sciacqua la fogna purgando il catino

non contano i giorni a sommare l’età

la vera ricchezza si chiama libertà.

 

primavera

Una notte annoiato sperando in niente.

Il cosmo

ovunque si guarda il manicomio

deserto infocato che avanza

Il macrocosmo

                  girano le stelle costellazioni allo specchio

                                                                Una porta per uscire

                                                         aprire la finestra e volare via

fumo dal camino alla nuvola

Il microcosmo

                                   senza pietà

l’acqua viva il sasso e l’arcobaleno.

goccia

Animal farm.

                                                                                                                                                                                                                                Sgancio di mezzanotte,

via il padrone della stella

cani e porci han fatto zucca

raglian ciuchi nella stalla

notte e dì mungendo mucca…

                                                                                                                                                                                                                                   vedere sorgere l’aurora

                                                                                                                                                                                                                                   ali al giorno di buon ora

incanta,

son versacci di pazzia

fan venir la cagarella

anche i gusci delle cozze

affettan orecchie di coltella…

                                                                                                                                                                                                                                       poesia è lama acuta

                                                                                                                                                                                                                                             brama il sangue di una puta

trafigge, 

pungono tafani gelosia

succhiano invidia col cannello

non c’è bestia che soleggia

più del pico d’un pennarello…

                                                                                                                                                                                                                                            muta sorda e cieca

                                                                                                                                                                                                                                      scorre l’onda sul mar che impreca.

armatura

Inesauribile fuoco, fuochino, fuochetto, fuocone.

 

Essere nulla sulla scala

non ha piolo da salire

ne la terra che si spala

scava fossa al suo finire.

Latte fresco alla tua tetta

sangue vivo alla bistecca

scrive storia senza data…

Va per mare una baracca

fumaiolo all’orizzonte

nella stiva piscio e cacca

fan giocondo sulla fronte.

Canta il bardo senza stecca

sul rombar d’una bicicletta

serenata alla sua fata…

Carta bianca han le parole

dice il cuore con sola voce

luce incanta, cagnar di frottole

scorre fiume alla sua foce.

Fiuta il culo alla servetta

profumino che non fa pecca

ballerina innamorata.

vela

Il linguaggio delle immagini.

barbablu

 

Il Canone si basa sull’interpretazione di figure, qualcosa del genere dell’I King cinese che sulla disposizione dei bastoncini traccia l’ideogramma che poi viene interpretato, anche i geroglifici egizi hanno un’attinenza così come la Cabala ebraica, in sintesi è un linguaggio delle immagini che si può far risalire alle pitture rupestri dei cavernicoli, un linguaggio quindi molto antico che si può definire universale perché le immagini sono recepite nello stesso modo da tutti i popoli a prescindere dalla lingua che parlano.

Un livello sopra la filosofia, Hermann Hesse nel Lupo della steppa lo definisce un gioco per pazzi, un’arte divinatoria e la si può raggiungere solo dopo un lungo cammino nel mestiere dello scrivere mettendo a rischio mente e corpo se non lo si usa con i dovuti riguardi.

L’autore che scrive aveva fiutato una pista allora non potendo muoversi di persona mi aveva tirato fuori dalla scatola delle parole e mi aveva mandato in avanscoperta come una sonda ad indagare nei labirinti dell’immaginario collettivo.

Fulmine a ciel sereno come solo la fantasia può fare mi ritrovai a Roma all’interno della Cappella Sistina, sulle pareti le immagini del Giudizio Universale che il Vasari attribuisce a Michelangelo sembravano un coro apocalittico che rimbombava d’echi cavernosi puntando il dito inesorabile contro i poveri peccatori…

Una figura da interpretare, mi sentivo Edipo ed avevo di fronte la Sfinge a fare indovinelli, per prima cosa bisognava trovare la chiave ed allora puntai gli occhi su quella che forse è l’immagine più conosciuta, la trasmissione della parola da Dio ad Adamo che avviene attraverso il tocco dell’indice.

L’occhio di Ra che guarda dalla tomba, da bambini quando si è citrulli chi non ricorda stoccazzo di Dio spiare qualsiasi cosa si faccia, non ci si può fare una sega senza sentirsi in colpa…

La figura si può dividere in due parti che si possono definire specchiate allora puntiamo l’indice contro uno specchio, da una parte è vecchio dall’altra è giovane, inoltre va considerato che le stesse figure si trovano all’entrata di Palazzo Vecchio con il nome di Mosè e David.

Materiale da impastare, Dio ha la forma di un vecchio lascivo che riporta al Simposio di Platone ed all’amore non propriamente platonico tra il maestro e l’allievo, salti di significato, solo flash, si vede Topolino e Pippo poi Sherlock Holmes e Watson e, solo una sbirciatina, Robinson Crusoe e Venerdì, tante altre sfrecciano velocissime ma hanno poca importanza.

zio sam (640x597)Il vecchio è appoggiato su un materasso di bambini di primo pelo che lo tengono sospeso per aria, lo innalzano di conseguenza si può dire che se non ci fossero quei bambini crollerebbe. L’interpretazione segue la logica, Dio è solo un nome, non ha forma nella realtà, un super noumeno Kantiano a cui bisogna credere per quel famoso “Tu devi!” dell’imperativo categorico, in un flash si vede lo Zio Sam con la tuba stellata puntare l’indice minaccioso contro i citrulli americani e gridare: “I want you!” un altro flash si vedono i bambini americani morti o rimasti in Vietnam poi i vari presidenti alla Casa bianca e si ritorna a Roma kaput mundi…

I bambini che sostengono il vecchiaccio sono tutti angioletti come quelli che solitamente si mettono sulle tombe dei bambini morti, l’embrione cresce, una grande paura, il catechismo, ricordi adesso sembrano ma quando si è citrulli sembrano altro, si apre il sipario e si vede la strage dei primogeniti degli Egizi per far fuggire gli schiavi ebrei verso la terra promessa.

Potrebbero essere loro o anche altri ha poca importanza considerando la ridondanza della figura nel tempo infatti subito dopo si vede la strage degli innocenti di Erode Antipa che si anagramma con Dio Padre per far fuggire il re dei giuda verso l’Egitto quindi una figura di ritorno come in quello specchio dove si puntava il dito.

Mettiamo per ipotesi che a puntare quel dito nello specchio sia la storia e guardiamo quel che si vede…

La figura si trasferisce su Adamo, il giovane e si ripete, appare una bilancia, i pesi, il principio dei vasi comunicanti, il trasferimento alla realtà, aveva ben ragione quel secchione di Hesse a chiamarlo un gioco per matti ed in un manicomio i matti hanno sempre ragione, specialmente quando sono tanti e fanno un peso che non finisce più, da tenere sotto controllo, per fortuna è un film e non si può cambiare una virgola, in questo l’autore che scrive dà ragione a Kant, tutto risolto nell’a priori e conviene crederci…

Nel Canone quel che si scrive non ha importanza, i significati possono essere l’esatto contrario di quel che si legge, improvvisamente mi ritrovai in un cimitero monumentale, si sentiva puzza di wurstel e crauti, poteva essere la Germania ma poteva essere altrove perché si puntava il dito sempre di fronte ad uno specchio, i mattoni erano fatti da vecchi, pieni gli ospedali, gli ospizi, sacchetti di medicine, vasche di diarrea, vomito, pus, vermi, male obliato e convertito in bene dai farmaci, il crocefisso di legno non sente dolore, statue viventi, gemiti, catarro e c’erano tanti preti anche questi vecchi e suore, tutte sfigate e tutti sognavano di scopare come matti ed intanto sostenevano quel cazzo di Dio…

Da notare, nel Canone qualsiasi cosa si scrive, anche “quel cazzo di Dio” è un segno formato da un codice di lettere che possono essere anagrammate o spostate a piacere in un infinità di giochetti enigmistici ed ognuno può essere interpretato a parte.

Cercavo un varco in quel cimitero di carne marcia e puzzolente, una macchina con un programma che si stava realizzando, quale non si sa comunque l’intuito iniziò a sentire come il vociare di bambini che giocano nel cortile di una scuola durante l’intervallo, schiamazzi, strilli di bambine eccitate, insomma si sa com’è, una giostra festosa, l’aria si colorava, elettrizzava, dava l’idea di qualcosa di feroce, spietato…seguivo il richiamo di quel sogno ma è ancora tutto buio, l’intuizione, un faro tra le stelle, l’Enterprise punta la prua…

 

tra i vetri