On the road.

 

In cima al giorno silenzio d’alta vetta

arranca la salita frana ieri rotola domani

torna oggi e alza un pochino

la pace del nulla

dondolio d’imperituro pendolo

spensierato piacere d’un pizzicotto

per svegliarsi alla realtà

tra i precipizi della montagna

all’alta vetta.

fulmine

Caronte.

 

Lacrima di pianto veleno colato

giù dalla rupe dove rompe l’incanto

cascata di sale dal sapore velato

.

Anima al demonio vivo successo

moneta succhiata di perfido conio

obolo che chiude la porta del cesso

.

Cenno d’intesa al gregge sognante

fogna nel mucchio che macchia l’offesa

fregio d’autore sul duro diamante

.

Vita stonata nota d’accordo

abisso di vuoto nel vento una data

del giorno il lamento s’è spento il ricordo.

caronte

Alì Babà.

 

Formichine indaffarate con cicale spaparanzate

sotto il caldo che si suda fan la vita tutta nuda

succhian sangue le zanzare opinione elementare

tutto il giorno girotondo con andare assai fecondo

nella notte i pelandroni veston paia coi ladroni

shakerare il gusto in bocca vien l’amaro che si tocca

l’oste calcola addizione sulle dita della canzone

la fortuna a bella posta paga il conto quel che costa.

supercinema

Dostoevskij.

 

Terra di nessuno l’impronta di un piede

segnata su un calendario senza giorni

vanno i passi a tracciare sull’ora

giocattolo d’istanti da vivere e sfasciare

.

“d’un sorso e giù la coppa”

. 

Sogni illusioni speranze

vanno nuvole a coprire il sereno

e su quel mare si cammina

per non affogare.

notturna

Cannonate alle nuvole.

 

Uscire dalla macchina e trovare bulloni

dadi roventi a tirare la sorte

cacciaviti chiavi mucchi a cestoni

stipate a pegno di lunghe e di corte

.

Rimontare le palle al cazzo sfigato

girano l’eliche volando sul prato

fiori appassiti dal falso profumo

d’arrosti mancati segnali di fumo

.

Fuori l’effetto un buco nell’acqua

lasciato da un sasso buttato di getto

van l’onde a lambire la costa del ghetto

la mano ad avvitare…la sponda di qua.

cannonate alle nuvole

Swing.

 

Silenzio…

strimpellando la chitarra

noterelle son la sorgente

per volare navigare

sul profondo mare blu.

Le correnti le maree

la bonaccia e la tempesta

batton piedi di fracasso

spruzzan l’onde fin quassù.

Batte il plettro sulle corde

la fortuna a ’secondare

musichetta allegra e bria

bussa all’uscio del cucù.

swing

La firma.

 

Poesia alla scartoffia

parolare ad ufo d’ululio che gracchia

spoglia la musa l’alitar che soffia

punto per punto a stropicciare macchia.

Poeta che zappa la terra ladrona

di tagliare vena e banchettare sangue

pagine obbligate da fortuna padrona

virgole pause sospiri d’immagine esangue.

Penna strappata all’uccello nel nido

calamaio veleno di bellezza e armonia

insegue la vita col verso e col grido

tempesta nel mare d’ondulata follia.

canneto (5)

firma

L’agguato.

 

Nell’aia buia il manicomio

fantasmi di un mondo tramontato

eclissi d’essere per avere “mio”

null’altro che un buco al fine creato.

Silenzio è voce della musica

danza la polvere in braccio al vento

programma negato a pasturare fica

vanità la festa di un solo momento.

Esplode Bacco la botte piena

pizzica il culo aprendo la mano

pugno di mosche confonde la pena

il mosto ribolle nel desto vulcano.

eclissi

La credenza.

 

Prigioniero con la palla al piede

non si vede ma si sente

cane alla catena

stomaco affamato non si domanda

aquilone dal filo corto

nuvolette appetitose per guardare

incatenato al palo

sirene sugli scogli, tentazione liquida

si sparge con la marea

inonda

scrosciano le onde nel cranio

inutile progetto

spezzare la catena

spezzare l’idea.

Antitesi

la strada del male-

 

Quel che si crede e quel che è davanti allo specchio

uno vetro fragile l’altro non si vede

guarda

cascata di frantumi

scorre tra rive di cocci

al mare di ieri.

corvi

Sborrata.

 

Parole scritte nella terra con una zappa

lungo il solco la ferita sanguina

terra di carne spaccata per gioco

d’occulti poteri.

 

Lungo la strada cresce la vite

tra i tralci della storia s’annida la tarantola

morso che scatena la furia del dio

attende la vendemmia.

 

Calore raffreddato per accendere il sole

falò che illumina il campo d’arare

sparso il seme nell’utero gravido

la corsa alla vita.

sfondo

Pale e stelle del mulino.

 

Quel codino sopra il culo

maialina succulenta

rizza il corno anche al mulo

festa l’aia fa contenta.

 

Profumino che tira i porci

a sborrare nel cantone

sulla testa di quanti sorci

stanno fuori dal portone.

 

Vieni cara dolce Maia

a leccare il mio dolcetto

solo tu sai farlo gaia

archetipo del perfetto.

 

Mangia e beve nel trogolo

scopa e figlia come scrofa

ogni una ha il proprio ruolo

a far rima in questa strofa.

sfondo