Totem e tribù.

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Tutta la merda cagata nella vita

sta in un sacco di tempo puzzolente

segue come un cane fedele

ovunque si va avanti guardando dietro

con cotale zavorra

la mongolfiera non alza

oltre un cappio per impiccarsi.

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Guardando altrove

si nasce alba si muore tramonto

quanto basta per campare

così come tira

    il vento  la fantasia.   

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fantasia

Cucina casalinga.

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Tagliatelle condite con il sangue

d’una bestia sgozzata a crepapelle

s’arriccia la forchetta succulenta

brama ai denti che a sbranare han fatto ciccia

castrato per dovere d’intendenza

l’intelletto vaga al letto risuolato

parole che si sciolgono nel sudario

mescolando un rigurgito di scuole

quale sesso rinomato in dizionario

ne di cane ne di porco stazionario.

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goccia

Atarassia.

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Strimpellando stride la corda

lettere d’alfabeto parlante

oggi smemorato gioca

ogni singolo pezzo

la mano muove

l’invisibile spinge

orba la fortuna

tela del ragno

aspetta la maschera.

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autoritratto

L’occhio di Polifemo.

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Viene la sera

il buio stende la sua coperta sul materasso volante

calice bevuto di tutta la vita

colmo del succo leccato tra gambe eccitate

inebriante cascata

che frantuma i sogni macigni

rotolano giù dalle stelle

spaccano i denti cercando di mordere

sputato tutto

si allarga un mare di lucido da scarpe

una spazzola per navigare.

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sala d'attesa

Gozzoviglia.

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Ai tavoli dell’osteria

si contano le portate

partite di rilanci fuori campo

a perdersi in sentieri senza uscita

il mostro ha miliardi di teste

una sola bocca sempre affamata

denti assassini

ruggiti profondi sulle esplosioni fecali

un oceano di merda

sognando l’isola deserta

a vivere di cozze

pescate nel fondo.

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gozzoviglia


Al moccolo forfettario.

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Un briciolo d’entusiasmo

un attimo di follia

in un campo di fiori spetalati

le capocchie ondeggiano spaurite

al vento che c’è quando non c’è

un pizzico di peperoncino di cayenna

ficcato in culo all’oziosa routine

bava rognosa tiene insieme le stelle

a girare sull’orbita della mosca

e batte e ribatte in questa lampadina

l’oceano di carne strombettando

uno sputacchio d’ironia.

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vigne


Double face.

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Una stella

agita la coda

pendolo nelle orbite oscure

di un teschio abbandonato al deserto

tra le onde di sabbia che frangono il sole

spruzzando le strade dell’universo

d’altre storie

languide di desiderio.

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tramonto

Lavorando.

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Si defeca nei prati

tra i fiori profumati

ricchezza che piove dal cielo

gli occhiali pesano sul naso

l’occhio non vede oltre

esultano le radici

è sempre giorno di festa.

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goccia

Minchia che pezzo di fico!

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Il pozzo delle idee è vuoto, non butta

la musa ispiratrice travolta dall’orgia

pieno il sentiero di orme confuse

passaggi di carne in scatola andata a male

bene rinascere ogni giorno al puzzo che tira

tempesta rumori lontani echi lamentosi

occhi nello spruzzo di uno starnuto

tirando a freccette sul libro di storia

probabilità senza confronti.

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auto (2)

Ali all’uccello.

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Una matita per sognare

tra parole ballerine

vapori di tutù spruzzati

tra i peli e le zecche della passione

rosso vermiglio si macchia la nuvola

tuffarsi nel nulla

precipitare

in questa vita senza fondo.

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b